BIANCO COME LA NEVE

Carissime Womoms ben ritrovate!
Ma lo sapete che Babbo Natale è passato anche dalla nostra redazione? Eh si, siamo state talmente brave che ci ha voluto lasciare un regalo, un regalo da condividere con tutte voi che siete il cuore pulsante di questa meravigliosa community: una fiaba bellissima scritta da Serena!

C’erano una volta due fratellini di nome Clementina e Teo che aspettavano il Natale con trepidazione perché ogni volta cadeva tanta neve da ricoprire il giardino, così loro potevano giocare e costruire pupazzi di neve. La gioia più grande, però, era addobbare il grande abete che era al centro del giardino. I fratellini si preparavano a quel momento tutto l’anno, ricercando gli addobbi più belli.

Quest’anno Clementina aveva imparato a cucire proprio perché le decorazioni fossero opera sua; aveva passato tutta l’estate e l’autunno china sui propri lavori, creando piccoli cuori di stoffa e fiorellini di feltro. Teo desiderava talmente tanto fare un pupazzo di neve che ne realizzò di piccolissimi, disegnando gli occhietti su degli arachidi, colorandoli di bianco e legando dei nastri colorati al collo.

Ma a differenza degli inverni passati, quest’anno non ne voleva proprio sapere di nevicare.

“È troppo caldo, bambini!”, diceva loro la mamma, vedendoli guardare tristemente fuori dalla finestra.

“E non può nevicare anche se fa caldo?”, chiedeva Teo.

“No, perché la neve scenda dal cielo deve essere freddo, molto freddo.”

Così i due fratellini tornavano a guardare fuori dalla finestra, avviliti.

Ormai le vacanze erano vicine, i bambini tornavano dall’ultimo giorno di scuola osservando il cielo e sperando ardentemente che arrivasse il freddo.

“Guarda, Teo. Il cielo è pieno di nuvole e si sta preparando a piovere. Ormai è troppo tardi: questo Natale non nevicherà.”, disse Clementina con un sospiro.

Il fratellino alzò gli occhi al cielo e quando vide le grosse nuvole nere sbuffò e dette un calcio a una pigna che rotolò lungo il sentiero.

“Ahi!”, disse qualcuno.

I bambini si fermarono ma non videro nessuno.

“Chi ha parlato?”

Uno scoiattolo fece capolino da una siepe e si avvicinò ai bambini.

“Sono stato io, mi hai colpito!”

Teo rimase a bocca aperta!

“Io-io”, farfugliava il bambino.

“Io-io, cosa?”

“Mio fratello non voleva colpirti, scusalo!”, disse pronta Clementina. “Ma tu…parli?!”

“Certo che parlo!”

“Ma gli scoiattoli non parlano!”, esclamò Teo che aveva ritrovato la voce.

“Tutti gli scoiattoli parlano carino, forse non parlano con te e vorrei ben vedere, visto che li colpisci con le pigne!”

“Non l’ho fatto apposta!”

“Come ti chiami?”, gli chiese Clementina.

“Mi chiamo Tarlo e sono lo scoiattolo più bello del bosco”. In effetti era molto bello, aveva due occhietti neri e vispi e la pelliccia rossa con delle striature dorate.

“Perché mi hai tirato addosso una pigna?”

“Ti ho detto che non volevo!”, rispose di botto Teo, “è che sono arrabbiato!”

“Perché?” domandò curioso lo scoiattolo.

“Perché piove e fa caldo e il freddo non si decide ad arrivare e se non arriva il freddo non arriva la neve!” urlò il bambino scoppiando a piangere.

“Oh Teo, non piangere!” Clementina si avvicinò al suo fratellino cercando di consolarlo.

“Vedi, per noi la neve è importantissima perché quando nevica usciamo a giocare con i nostri genitori e addobbiamo l’albero del nostro giardino. E sono momenti magici!”

Tarlo rimase colpito dal pianto del piccolo Teo che non riusciva a trattenere le lacrime.

“Adesso dobbiamo andare a casa, è stato un piacere conoscerti”, disse la bambina mentre teneva stretto il fratellino che singhiozzava.

Lo scoiattolo li vide allontanarsi mano nella mano e si sentì stringere il cuore. Corse come un pazzo in mezzo al bosco e raggiunse la sequoia, che era l’albero più alto, si arrampicò fino alla cima e guardò il cielo.

“Tru-truuuu-tru.”, fece.

Silenzio.

“Tru-truuuu-tru”.

Arrivò il fringuello:

“Ci stavi chiamando, Tarlo?”

“Sì, ho bisogno di voi!”

Il fringuello chiamò gli altri amici e arrivarono gli usignoli, le cinciallegre e la cornacchia.

“No cornacchia, tu no!”, lo scacciò lo scoiattolo.

“Amici, dovete fare qualcosa per me. I bambini, qua sotto, hanno bisogno della neve. Potete aiutarmi?”

“Ma certo tarlo”, disse l’usignolo “ti aiuteremo!”

Così gli uccellini volarono su, in cielo, scomparendo tra le nuvole.

Aveva iniziato a piovere e Teo e Clementina erano sempre più giù di morale. Quella sera fecero il presepe davanti al fuoco ma non dissero una parola, guardando sconsolati la finestra.

“Questo Natale molto probabilmente non nevicherà, bambini. Ma noi addobberemo ugualmente il nostro abete, che ne dite?”, disse loro il papà.

“Dici sul serio?”, fece Teo.

“Ma senza neve non è la stessa cosa!”, si lamentò Clementina.

“Non dovete essere tristi perché anche se non nevica, questo sarà un bellissimo Natale.”, fece la mamma.

Clementina e Teo ci pensarono un po’ su, erano contenti e non avevano di che lamentarsi, in effetti.

Baciarono la mamma il papà e andarono a dormire. Quando Clementina spense la luce, Teo bisbigliò:

“Io però voglio la neve.”

Quella fu la mattina più bella e indimenticabile della loro vita. La mamma entrò in camera con il panettone e il latte caldo e fecero colazione tutti insieme, le luci del presepe brillavano e c’era qualcosa di strano. Di nuovo. Ma cosa?

“Ecco cosa, non piove più!” Disse forte Teo che aveva si era accorto dell’assenza del ticchettio continuo della pioggia contro i vetri delle finestre.

“Bene. Ci ho pensato, stanotte. Possiamo addobbare l’albero.”, disse il bambino con aria solenne.

“Evviva!”, gridò Clementina e uscirono con le ceste degli addobbi e una scala per arrivare fino alla vetta del lungo abete. Clementina appese ai rami i deliziosi cuori di stoffa e Teo attaccò i di pupazzetti di neve che si perdevano tra i rami dell’albero creando dei minuscoli puntini colorati.

La mamma fece cadere dei fili d’oro lungo i rami e il papà posò dei batuffoli di cotone sui rami perché sembrassero innevati.

Quando finirono di adornare l’albero, si misero col naso all’insù per ammirare il faticoso lavoro, quando un batuffolo di cotone cadde sul naso di Teo.

“Oh!”

“Non è niente Teo, è solo cotone!”, fece la mamma.

“No…mamma…non è cotone!” E il batuffolo si sciolse candido tra le mani di Teo. Tutti e quattro guardarono su e tanti piccoli batuffoli di cotone scendevano dal cielo e si posavano sul loro naso, sui capelli, sui cappotti e finalmente sul magnifico abete.

“È neveeeeeeeee!”, urlò Clementina. Il papà e la mamma cominciarono a saltellare feliciintorno alla figlia e Teo rimase lì, fermo con la bocca spalancata e il naso all’insù ad ammirare gli angeli del cielo che spargevano neve dalle loro sacche splendenti.

Il cielo non era più grigio e buio ma bianco come la neve.

Serena per The WOMOMS™

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