RICORDI D'INFANZIA

Stavo riordinando la libreria di Matilda, quando ho trovato una chicca che non ricordavo d’averle preso: “Favole al telefono” di Gianni Rodari. Momento nostalgia!!!!

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Ho ascoltato per la prima volta una delle sue storie ai tempi delle elementari (correva l’anno 1994) e anche negli anni delle medie ho avuto modo di conoscerlo un pó meglio. Ho apprezzato anche negli anni seguenti le sue letture, lette chiaramente che occhi e mente diversa. Stupende ugualmente.

La struttura del libro poi, ha una magia tutta particolare: le storie sono accompagnate da disegni, scarabocchi, farfalle, topini e ghirigori. Adoro questo libro perché non ha un trama eppure ha tanto da raccontare. Non ha un vero e proprio personaggio principale eppure i nomi menzionati sono tantissimi. Permette ai bambini di ogni età, di interpretare ed immaginare a proprio modo una realtà ricca di fantasia e di insegnamenti. Si possono incontrare personaggi dal sapore antico, marionette,semafori….e personaggi invisibili!!! Bambine e bambini posso trovare il proprio personaggio preferito è, perchè no, già in età prescolare, usarlo come spunto per disegni e giochi tra pupazzi e macchinine. Uno dei punti cardini del pensiero di Rodari, era quello di saper utilizzare il tempo; sia come ore e minuti, sia come apprendimento e crescita del bambino. Era interessante per lui, scoprire e confrontare mentalità diverse in base alle epoche: un viaggio negli anni partendo dal punto fermo. Il suo libro ovviamente.

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Amo l’intimità che l’autore ha voluto creare: l’idea che un papà spesso distante per lavoro, racconti a sua figlia al telefono brevi storie, è un messaggio forte e chiaro verso tutti i genitori: non importa la quantità di tempo che si passa con i propri figli, ma la qualità! Anche il filo del telefono può essere il perfetto conduttore per un momento solo genitore/figlio.

Voglio condividere con voi la prima storia di Rodari che ho ascoltato e quella che ancora adesso, mi riporta alla mente un sacco di ricordi.

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IL PALAZZO DI GELATO

Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina.Il tetto era di panna montata, il fumo dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita.

Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato.

 

Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il più buono.

 

Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva.I vetri erano di gelato alla fragola, e si squagliavano in rivoletti.Presto – gridò la guardia – più presto ancora! – e giù tutti a leccare rosa, più presto, per non lasciare andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.

 

Una poltrona! – implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla – una poltrona peruna povera vecchia. 

 

“Chi me la porta?”

 

“Coi braccioli, se è possibile.”

 

Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli.Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia.

Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano:Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.

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