Cosa abbiamo imparato dal caso Weinstein.

In queste ultime settimane in tv sui social e sui giornali sentiamo spesso parlare del caso Weinstein. Il noto produttore americano che per anni, decenni addirittura, ha abusato di giovani attrici approffittando della sua posizione di potere.
Dopo la prima denuncia c’è stato un escalation di rivelazioni da parte di donne che hanno dovuto subire a loro volte le violenze del produttore hollywoodiano che ha approffittato della sua posizione di potere usando la violenza sessuale come arma di ricatto per aprire le porte del cinema internazionale a giovani attrici.
Le numerose denunce hanno fatto si che le altre vittime trovassero il coraggio di parlare a loro volta facendo scoppiare un vero e proprio caso Weinstein.
Le reazioni nel mondo sono state diverse e in ogni settore, dalla Tv alla ginnastica per passare alla musica sono emerse testimonianze dello stesso genere. Il filo conduttore è sempre lo stesso: uomini di potere che approffittano della loro posizione.
Purtroppo spesso la vittima, paradossalmente,si sente in colpa, sporca, ha paura e vergogna di raccontare per paura delle ripercussioni e per paura di non essere capita.
Si perchè, purtroppo, troppo spesso si tende a giustificare il comportamento violento degli uomini nei confronti delle donne quasi come se fosse pensiero diffuso che è roba da poco, tanto si sà che gli uomini sono così.. E talvolta anche all’interno delle loro famiglie le vittime trovano un atteggiamento ostile.
E’ anche per questo motivo infatti che sono nate diverse iniziative social per denunciare le violenze subite senza vergogna. Per prima l’attrice americana Alyssa Milano che ha lanciato la campagna #metoo con l’intenzione con questo status (“è successo anche a me”) di dare voce a tutte le persone che decidono di denunciare per poter dare un idea di quanto diffuso sia questo fenomeno. In pochissimo tempo quasi mezzo milione di donne da tutto il mondo hanno trovato il coraggio di parlare sentendosi più sicure per il sostegno del web.
Anche in Italia è stato lanciato l’hashtag #quellavoltache sempre per dare voce alle vittime, e in pochissimo tempo più di 14.000 persone hanno raccontato la loro triste verità. Tra le testimonianze si leggono I racconti più svariati; dai palpeggiamenti in luoghi pubblici alle angherie di parenti o amici, scoprendo così una tristissima realtà.


Resta comunque il fatto che tante donne continuano a subire in silenzio perchè, magari, impossibilitate a parlare per paura di perdere il lavoro o di avere altre ripercussioni.
Sicuramente il problema della violenza di genere è radicata nelle nostre culture e noi famiglie abbiamo un ruolo importantissimo per l’educazione alla non violenza dei nostri figli.
Dovremmo crescere I nostri figli maschi insegnandoli il rispetto nei confronti delle donne, sempre e comunque, e alle nostre figlie femmine dovremmo far capire che non devono mai accettare nessun genere di violenza da parte degli uomini. Anche nelle scuole dovrebbero preferire l’educazione culturale all’educazione sessuale , di cui ormai I ragazzi grazie al web sanno tutto. Perché quello di cui c’è bisogno è proprio un cambio culturale.
Una delle cose che più mi è dispiaciuta in tutta questa vicenda sono stati certi commenti sessisti che quasi giustificavano il produttore. Questo fa capire quanta ignoranza ci sia su questi argomenti.
Personalmente trovo inconcepibile qualsiasi genere di violenza nei confronti delle donne, che sia violenza fisica o psicologica, domestica o economica.

Le donne non devono mai e poi mai pensare di essere inferiori o di meritare certi trattamenti.

La violenza non è mai giustificata, non esiste amore di nessun genere che possa giustificare la violenza, come non esiste ruolo o posizione che possa essere conquistato solo subendo violenza.
Noi donne non abbiamo bisogno di piegarci a tanto ma purtroppo troppe volte la paura offusca la nostra intelligenza.

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