Intervista ad Eva – “Il frutto della passione”

Questa è la storia di una mamma “con e senza pancia”, una donna che per diventare mamma ha dovuto lottare e che non ha mollato la presa, anche quando l’infertilità ha bussato alle sue porte. È la storia di Eva, una mamma made in Italy Expat in Brasile dove, insieme al marito e i suoi bellissimi bimbi Noah Enzo e Nina Flor, oggi ha creato la sua nuova vita.

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Seguo Eva da molto tempo e vi assicuro che potrei stare ore ed ore ad ascoltare i suoi racconti di vita e le sue esperienze. Da una donna come lei si possono imparare tante cose, di cui una in particolare: tutto è POSSIBILE, basta cercarlo attentamente e volerlo ancor di più. Non importa quante sfide vi presenterà la vita e quante difficoltà ci saranno. NON MOLLATE. Prima o poi qualcosa di bello arriverà, sempre e magari inaspettatamente.

La vita di Eva è stata segnata da molte di queste difficoltà, ognuna delle quali è stata superata, insieme al suo compagno, con il sorriso in viso, senza perdersi d’animo e urlando al mondo che “mollare” non fa per lei, ma combattere sì!

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Il suo blog, Il frutto della passione, è una vera e propria raccolta di emozioni che ti avvolgono e riempiono il cuore. Le sue fotografie sono magiche, ti permettono di teletrasportarti nel paradiso terrestre di Porto Seguro, in Brasile, facendoti sentire avvolta da quell’atmosfera vacanziera che sempre sogniamo.

E poi, parliamoci chiaro, il Frutto della passione non potevamo che raccontarlo nel giorno di San Valentino!!

Non posso svelarvi altro, perché non saprei raccontarvelo in maniera così emozionante come lo racconta Eva. Leggiamola insieme.

Ciao Eva, ci racconti un po’ di te?

Il mio nome è Eva, il cui significato è “colei che dà vita”. Un “nomen omen” rivelatosi inesatto e beffardo nel tempo. Sono nata in Italia, nella città di Prato e da sette anni abito in Brasile. Da sempre in cerca di cambiamento, ho trovato la mia dimensione oltreoceano, sulla sponda dell’oceano Atlantico. Un paese tropicale che ha come unica stagione l’estate! Espatriata per amore, per seguire l’unico uomo in grado di tenermi legata a sé senza togliermi la libertà di cui ho bisogno per carattere. Accanto a mio marito ho smesso di fuggire, per cominciare a farlo insieme a lui. Non una fuga ma un viaggio, quello che abbiamo iniziato insieme e che tutt’ora accade. Il grande salto pensavamo di averlo fatto lasciando le nostre radici, ma solo una volta fatti i conti con l’infertilità abbiamo capito che la nostra avventura era solo cominciata. Siamo genitori adottivi di un bambino che oggi ha cinque anni e genitori biologici di una bambina di appena un anno, arrivata grazie alla procreazione medicalmente assistita. Due strade diverse che ci hanno permesso di diventare mamma e babbo – come diciamo noi toscani – per ben due volte, benché la natura, il destino o chi per lui non lo avesse previsto per noi. Contro ogni legge siamo usciti dal conforto delle lenzuola, dove normalmente si concepiscono i figli e ce li siamo andati a prendere per vie traverse! Oggi ci godiamo “Il Frutto Della Passione”, che poi è il nome del blog dove racconto tutta la nostra storia e non mettiamo alcun limite al futuro, perché la vita è straordinaria, unica e piena di continue sorprese!

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La tua storia di “mamma con e senza la pancia” è BELLISSIMA ma nasconde tanti aspetti difficili. L’adozione e la fecondazione assistita sono due processi lunghi e molte persone purtroppo arrivano a perdere la speranza. Sei la prova vivente che vale la pena sperare?

A guardarla oggi la mia storia appare magica, grazie soprattutto al lieto fine scritto tra le pagine della nostra vita e sul volto dei miei due figli. Arrivare a loro però non è stata una passeggiata. Il nostro amore è dovuto uscire fuori dalle convenzioni, prendere coraggio ed andare alla ricerca. L’adozione è normalmente un processo molto lungo, soprattutto in Italia. Nel nostro caso non solo è stata la prima scelta, il nostro “piano A” da subito, ma è anche avvenuto tutto in maniera assolutamente naturale e piuttosto veloce. Il processo di fecondazione assistita ha invece richiesto più tempo e sacrificio, soprattutto fisico. La donna in questo caso è protagonista assoluta! Entrambi i processi portano ad un’inevitabile montagna russa di sentimenti ed i momenti di sconforto fanno parte del pacchetto. Non esistono certezze ed innumerevoli sono le paure, i dubbi. Quello che non deve mancare mai è la speranza, la consapevolezza che per quanto difficile è comunque possibile.
La prova vivente che vale la pena sperare non sono io, ma bensì i miei figli. Loro, senza parole, rispondono alle domande più intime e ricordano costantemente che i sogni si avverano!

Noah Enzo e Nina Flor. Due gravidanze diverse che hanno portato ad un unico risultato: l’amore. Come hai vissuto queste due forme diverse di essere madre?

La prima volta sono diventata mamma all’improvviso, senza un corpo in trasformazione e senza date di scadenza. L’adozione non è certamente la strada più comune per diventare mamma, eppure è accaduto tutto in maniera assolutamente naturale, come se quello fosse l’unico modo all’epoca per realizzare il mio sogno di maternità. Noah Enzo è un bambino tranquillo, la sua anima è di cristallo ed ha reso tutto il nostro percorso insieme – sin dall’inizio – ovvio, come per me deve essere vissuta l’adozione. Cuore e mente aperta verso il figlio che ci appartiene già, anche quando nato dall’altra parte del mondo, dentro una pancia che non è la nostra. Mio figlio era mio dal primo istante, solo che l’ho scoperto qualche mese più tardi! La seconda volta è stato meno sorprendente nella consapevolezza, in quanto accompagnata da un corpo in costante crescita e cambiamento. Le emozioni però sono state altrettanto forti, certamente più fisiche. La presenza di farmaci prima e il parto cesareo programmato dopo, non hanno tolto però magia al nostro incontro. Dare la vita è qualcosa che per anni ho temuto di non poter fare e quando è accaduto ho provato un sentimento di incredulità che ancora oggi riconosco.

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Cosa ha spinto tuo marito e te a fermarvi in Sud America e cosa ami di questa terra?

Io e mio marito siamo espatriati per lavoro, il suo. L’ho seguito per amore e per appagare la mia innata voglia di viaggiare intorno al mondo. Inizialmente si è occupato di seguire i lavori di cantiere di un condominio di case che poi, una volta terminate, abbiamo cominciato a gestire. Mio marito ha saputo reinventarsi in un lavoro completamente nuovo, raggiungendo risultati strabilianti. Sono molto fiera di lui! Al di là del lavoro, amiamo vivere a pochi metri dall’oceano in un paese dove è estate tutto l’anno ed è questo suo aspetto tropicale oltre che vacanziero la cosa che più amo del luogo in cui abitiamo. La città di Porto Seguro non ci ha regalato solo una vita da sogno, ma ci ha condotto anche ai nostri figli.

Anche tu sei una “mamma Expat”. Come riesci a far costruire un rapporto tra i tuoi figli e i tuoi famigliari?

Mantenere vivi i rapporti a distanza non è cosa semplice! Fortunatamente oggi la tecnologia è in grado di accorciare le distanze e rendere più vivaci i contatti. Inoltre ho la fortuna di avere una mamma che viene spesso a trovarci, per rimanere con noi alcuni mesi dell’anno. Viaggiare rimane il modo migliore per combattere la “saudade” che è inevitabile per chi vive lontano. La mia famiglia d’origine è divisa in tre continenti lontani l’uno dall’altro. Io in Sudamerica, mia madre in Europa e mia sorella in Australia. Da quando vivo a ottomila chilometri di distanza dal mio paese natale ho però scoperto che l’amore non conosce distanza e chi vuole esserci nella tua vita, certamente rimane, nonostante la lontananza.

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Una terribile piaga ha caratterizzato la tua vita: il cancro. Come ha cambiato il tuo approccio alla vita questa esperienza?

Ho scoperto di avere un melanoma, la forma di tumore della pelle più aggressiva, in stato avanzato dopo un mese e mezzo circa dalla nascita di mia figlia. È stato un fulmine a ciel sereno. Una sentenza che ci è caduta addosso all’improvviso. Terrore… è tutto quello che ricordo di quel periodo. Per i miei figli ho reagito e non mi sono fatta – quasi mai – prendere dal panico, benché proprio il pensiero di non vederli crescere rappresentasse l’angoscia più grande. Abbiamo avuto paura, tanta paura. Abbiamo temuto il peggio ed ho scoperto quanto forti possiamo essere io e mio marito. Lui per aver gestito tutta la parte legata ai viaggi, alle cliniche, alle visite mediche e agli interventi. Io per aver continuato a sorridere alla vita e per aver affrontato con coraggio l’operazione che si è poi rivelata risolutiva. Oggi riesco a dare un peso minore ai piccoli problemi quotidiani e ad apprezzare la semplicità delle piccole cose. La normalità diventa eccezionale quando si è rischiato di perderla e la vita diventa un dono prezioso quando si è rischiato di doverle dire addio. Non ho formule segrete per la felicità, solo un’infinita riconoscenza verso la seconda chance che la vita mi ha concesso.

Il frutto della passione, il nome del tuo blog, descrive a mio parere perfettamente la tua vita. Cosa cambieresti del passato, se cambieresti qualcosa, e perché?

Il Frutto Della Passione è un titolo che racconta tanto di me, così come tutte le parole che ho scritto sul mio blog. Io che il frutto ce l’ho dentro al mio nome, io che vivo in un luogo dove la frutta è sempre saporita, io che per abbracciare i miei due frutti ho dovuto tirare fuori tutta la mia passione. Per anni mi sono guardata indietro, pensando alle possibili alternative che avevo scartato, alle strade che avevo abbandonato. Oggi non accade più, oggi mi sento completa e posso affermare con assoluta certezza che non cambierei nulla del mio passato! Ho fatto pace anche con l’infertilità, il mostro senza il quale non avrei potuto raggiungere i meravigliosi bambini che oggi ho il privilegio di chiamare figli.

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Sapevi che PMI, oltre a significare procreazione medicalmente assistita, è anche l’acronimo di “Positive Mental Attitude”? 

Non avevo mai collegato le due cose ed è bellissimo che tu me lo abbia fatto notare! Credo che parlando di procreazione medicalmente assistita sia assolutamente necessario un atteggiamento mentale positivo. La fecondazione assistita è un percorso invasivo a livello fisico quanto mentale, ma rappresenta per molte coppie la soluzione a problemi legati all’infertilità. Diventare genitori – per chi lo desidera – è possibile, anche quando i numeri sulla carta dicono il contrario.

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Credo che tutte voi già la seguiate ma, nel caso vi abbiano rapito gli alieni e siete appena ritornate sulla terra, vi lascio sotto il link ai social di Eva!

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Elisabetta, 28 anni, donna, compagna, amica ma soprattutto mamma di Oliver. Questa sono io! Ho sempre amato nascondermi per non trovarmi mai al centro dell’attenzione, ecco perché preferisco celarmi dietro una penna o meglio, al giorno d’oggi, un’iPad. Italiana di nascita ma inglese d’adozione. Cerco di rendere tutto quello che voglio raggiungibile in modo da non avere mai rimpianti! Sono ostinata e caparbia… alle volte anche troppo! Amo essere impegnata e sempre di corsa ed è per questo che ho scelto di vivere in una città come Londra, dove nulla mai si ferma!

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