Fa ormai parte della nostra quotidianità utilizzare parole inglesi per definire stati d’animo, qualifiche lavorative, tendenze culinarie, capi d’abbigliamento ma certo non per ultimo i COMPORTAMENTI!!!

Tutte voi avrete sicuramente sentito parlare di Mobbing ovvero l’insieme di comportamenti che tendono ad emarginare un soggetto dalla società di cui esso fa parte attraverso violenza psico-fisica in grado di causare seri danni. Per poter parlare di mobbing la condotta intimidatoria deve protrarsi nel tempo, deve quindi compiersi almeno una volta alla settimana per almeno sei mesi.

Esistono vari tipi di mobbing: familiare, scolastico e lavorativo. Il mobbing familiare consiste in atti di violenza fisica, psicologica o verbale nei confronti del proprio partner che possono sfociare nella separazione o nel divorzio. Quello scolastico, da non confondersi con il bullismo, è inteso come un insieme di atti volti a denigrare, emarginare o umiliare pubblicamente un compagno di classe. Il mobbing lavorativo comunemente definito terrore psicologico sul luogo di lavoro induce il lavoratore sottoposto a stress psico-fisico a presentare le proprie dimissioni e causare in lui complessi d’inferiorità. Tale illegale ed illegittimo comportamento può derivare da motivi di invidia, concorrenza o gelosia verso un proprio collega (mobbing orizzontale) o verso un proprio sottoposto (bossing).

repubblica.it

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La pena prevista è l’arresto fino a sei mesi o la multa di 15.000 euro. La pena è della reclusione fino ad un anno se i fatti sono commessi con violenza o minaccia, se esercitati in gruppo, se con abuso di relazione di superiorità, se compiuta su persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica. Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Da distinguersi dal mobbing è lo straining consistente in una singola condotta con effetto negativo sul luogo di lavoro. La vittima si trova in persistente inferiorità rispetto allo strainer (es. demansionamento).
Dott.ssa Roberta Bomè