Le mamme in fondo lo sanno. E nei (pochi) momenti di gioiosa lucidità ridono come bambine, e godono appieno del presente, per quanto complicato, stressante, estenuante…ecc ecc ecc. Sanno che tutto ciò che oggi le esaspera, domani mancherà loro fino a far male.

Che l’esaurimento nervoso di oggi sarà la nostalgia di domani. I capricci, le notti bianche, i digiuni, i dispetti e chi più ne ha più ne metta, che oggi fatichiamo a sopportare senza perdere le staffe, o magari senza poi lamentarcene fino allo sfinimento, domani li ricorderemo col sorriso. Un sorriso malinconico a volte, una risata altre. Ed è nell’oggi, in questo oggi così caotico, che quasi ci sfugge di mano, così pieno e incessante, che stiamo costruendo i più bei ricordi del domani che verrà. E verrà in ogni caso, sia che insistiamo ad augurarci che faccia presto ad arrivare, sia che godiamo di ogni momento che ci è dato, anche se magari ne godiamo coi capelli dritti!
Arriverà l’estate, impareranno a mangiare da soli, passerà il malanno di stagione, dormiranno tutta la notte di fila (a questo io, personalmente, credo poco oramai!), rinunceranno al ciuccio senza tragedie…e poi andranno all’asilo (oh se lo faranno!), e ancora cresceranno, continuamente, incessantemente, e noi con loro. Che ci piaccia o no. Quei piedini pacioccosi non saranno sempre così adorabili…a me basta pensare a questo piccolo, per i più insignificante dettaglio, per sforzarmi di avere cura dell’oggi, e di questo esserino che mi ha sconvolto la vita, e fatto innamorare.
Passiamo a qualche esempio pratico.
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Oggi la fase dell’addormentamento ci sembra paragonabile alla scalata dell’Everest in ciabatte. Quell’ora di sfinimento e ninne nanne di ogni sorta (alla fine si canta qualsiasi cosa, io sono arrivata a “intonare” gli Oasis) ci sembra un tale sbattimento che faremmo qualsiasi cosa – qualsiasi – per liberarci di questa tortura. Domani. Beh, io penso che domani quel rituale ci mancherà. I libricini con le finestrelle, i calzini lanciati per fare dispetto, i salti sul letto con annesse urla “attenta che se caschi ti ammazzi” (e simili), e poi quel corpicino caldo, col ciuccio multicolore, che prende CONTROVOGLIA sonno solo ed esclusivamente tra le nostre braccia, quel visino con le lunghe ciglia, il respiro cadenzato, la boccuccia dischiusa… Dai, ammettiamolo. Un giorno ci mancherà. E allora: scaliamo questo Everest, ancora e ancora. E nel mentre gustiamo il paesaggio: fa tutto parte del viaggio materno!
I pasti. Santa pace. Gli stratagemmi istituiti per farli mangiare possono essere molteplici e variegati, pur tuttavia ci sarà sempre un piatto lanciato, un “bleah” sonoro, una distorsione del collo nella smorfia laterale volta al rifiuto del cucchiaio, un bicchiere colmo d’acqua rovesciato per il puro gusto di sguazzarci poi dentro con le manine. E nell’oggi ci saranno i nostri scleri, e la paura che non crescano, e il dubbio che abbiano la pancia vuota. E ci sarà sempre una pizzetta da tirar fuori al bisogno per sfamarli “a tutti i costi”. Partendo dal presupposto che se non son morta di fame io (che, a sentir parlare mia madre, mi sono nutrita di latte e biscotti fino all’età scolare), non moriranno nemmeno i nostri piccoli… Respiriamo a fondo, e concentriamoci sul fatto che in men che non si dica mangeranno anche le sedie. E mangeranno senza il nostro aiuto, magari in fretta e furia per tornare alle proprie attività. E a voi mancherà quel “cuciniamo insieme”, i baci appiccicosi dal seggiolone, i fusilli afferrati con le mani, l’omogenizzato lanciato a mo’ di fionda…perché in fondo in fondo, quando ci rilassiamo un po’, tutte queste piccole “tragedie” ci fanno morire dal ridere. O anche solo morire.
La pelle di leone di oggi, quella posizione tipica che serve a dimostrare il massimo dissenso da parte dei pargoli – quella che, se fatta magari al parco il giorno dopo del diluvio universale, ci può costare un ictus – beh quella sarà un vago ricordo domani, quando magari prenderemo direttamente la porta della cameretta in faccia, per dire. Suvvia, solleviamoli dal pavimento (nel migliore dei casi) e sbaciucchiamoli a perdifiato. Il più delle volte funziona, scappa una risata e l’umore è raddrizzato. Altre no, ma tentar non nuoce.
L’onda anomala generata dal bagnetto che oggi ci fa rizzare i peli sulle braccia, soprattutto quando ci investe da capo a piedi (e con i capelli rigorosamente appena piastrati) non sarà mai più così devastante…perciò ridiamone, o meglio ancora: rispondiamo al fuoco! Schizziamoli a più non posso, scateniamo una guerra d’acqua…ci ho provato qualche sera fa e GIURO: non mi divertivo così da tempo. Anche se poi ho dovuto contattare un’impresa di bonifica, qualcosa mi dice che questi momenti li ricorderemo per sempre.
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Le canzoncine a oltranza, sempre le stesse, in loop totale (noi siamo in fase Finger family…), che farebbero trasalire anche Budda, io dico che ci mancheranno anche quelle. Così come i vari “mamma ‘mbraccio a te”, soprattutto quando abbiamo da trasportare anche 3 buste della spesa con dentro 6 cartoni di latte, un pc portatile, e la classica borsa stile mamma, il cui peso non è mai inferiore ai 3 kg netti…anche quelli non saranno per sempre. Quelle braccine tese verso l’alto, anche se in quel momento vorremmo urlare come scimmie, presto non ci saranno più. E se una parte di noi (probabilmente la schiena) grida intimamente ‘deo gratias’, c’è anche un vocina che si insinua, subdola: ad ogni tappa di autonomia dei nostri figli corrisponde un passo che li allontana da noi. Com’è giusto che sia. E ciò, ribadisco, avverrà a prescindere da tutto. Perciò, quando non devo trasportare anche la bicicletta, oltre a quanto sopra elencato, io a quelle braccine sollevate oggi continuo a dire sì. Domani farò poi ginnastica posturale, o magari mi troverò un buon osteopata. E ci mancherà anche la compagnia invadente in bagno, il fare TUTTE le cose insieme (che oggi potrebbe destare momenti di pura paranoia), condividere il letto malgrado i calci notturni, ci mancherà “mamma voglio il t-ciuccio” non appena infilate sotto il piumino (perché mai un momento prima?!?), oppure “mamma voglio il coniglietto quello verde col pelo” che ovviamente è uscito da un ovetto Kinder e ha le dimensioni di una mosca e va necessariamente rinvenuto in mezzo ad una cesta di giochi che manco un indovino potrebbe mai.
E poi, senza tirarla (troppo) per le lunghe, per ogni richiesta di attenzioni che oggi ci distoglie dai nostri impegni proviamo a pensare che OGGI, e non sarà per sempre, nell’immaginario dei nostri figli noi rappresentiamo i migliori compagni di gioco al mondo. Come minimo dobbiamo fare il possibile per essere all’altezza di questo riconoscimento meraviglioso! Un domani avranno altri amichetti, il loro universo non sarà più mamma-centrico, ma ne sono certa: tutto il tempo, la pazienza, la cura, la fantasia, la dedizione e la fatica che abbiamo investito nei loro giochi, rimarranno nel bagaglio emotivo dei nostri figli per sempre.
Per concludere: anche se oggi me ne strappa in quantità industriale, so che presto Aurora supererà la passione per i miei capelli. Allora faccio così: quando li cerca per addormentarsi, o per calmarsi, io respiro profondamente, mi faccio la coda e le pongo tra le mani il ciuffo raccolto. E mentre lei si tranquillizza, io sorrido all’oggi. E coltivo istanti da raccogliere nel mio di bagaglio. Perché ogni mamma ne ha uno, e io voglio che il mio sia così pieno di momenti da ricordare, nella loro perfetta imperfezione, da non chiudersi più!

Federica

Mamma di Aurora, fotografa e collaboratrice The Womoms

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