Lettera aperta a tutte (o quasi…) le amiche senza figli, con affetto vero, da una mamma come tante
 
Io vi capisco, davvero.
E in molti casi sono anche dalla vostra parte, che voi ve ne rendiate conto o meno.
Perché sono consapevole del fatto che comprendere, dall’esterno, è davvero difficile. Se non impossibile.
 
Comprendere è sinonimo di ‘abbracciare’. Sottintende una profonda immedesimazione, implica un ‘fare proprio’, capire senza sperimentare e afferrare senza toccare con mano. Di per sé, si tratta di un’attitudine non facile.
 
Il tutto si complica, quando quello da   c o m p r e n d e r e   è il caotico e meraviglioso universo di una (neo)mamma.
Quel misto di sacrifico e delirante esaltazione che sembra scandire le giornate materne delle vostre amiche di sempre, che ai vostri occhi – giustamente – potrebbe risultare “inquietante”.
Il fatto è che non è facile spiegare il tipo di innamoramento a cui le mamme sono soggette, dal parto in poi. Io credo non esista alcuna forma d’amore paragonabile a quello che si instaura col proprio piccolo umano. È una sorta di dipendenza (perfino olfattiva!), a tutti livelli; spazza via tutto il resto, ti rende una persona migliore, e nel farlo fa brutti scherzi. Come la voglia di annusare il cucciolo di tanto in tanto, che quell’odore buono buono di piccolo misto a latte è davvero irresistibile, oppure il desiderio di non lasciarlo mai – finché si può – costi quel che costi. Che non c’è aperitivo in spiaggia né seduta di shopping, pomeriggio di gossip o cena rimpatriata che tengano. E sì, avete ragione voi: per un lungo periodo le mamme tendono a sparire. Che manco un illusionista saprebbe stanarle dal loro rifugio di coccole e ruttini, smorfiette e pannolini. Ma poi ritornano, questa è una garanzia. Perciò, abbiate fiducia: c’è solo da aspettarle. Le ritroverete un po’ ammaccate, con le occhiaie e un sorriso ebete stampato in faccia. E un altro consiglio: evitate frasi del tipo “Ma non ti annoi? Non vorresti fare altro? Guarda che esistono i nidi”. Lasciate che vivano la loro unica storia d’amore: così come avete accettato che si eclissassero dal vostro mondo quando hanno trovato il grande amore e hanno preferito i week end con lui a tutte le vostre attività da amiche…anche ora, sappiate lasciare loro lo spazio necessario per questo nuovo, specialissimo Amore.
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Capisco come possa risultare a voi incomprensibile che il SONNO del proprio figlio costituisca l’argomento chiave in tutti i discorsi delle mamme. Come si può parlare del sonno con tanta costanza e millimetrica precisione senza che l’ascoltatore, nel mentre, non si addormenti? Avete ragione voi: siamo delle malate! E il nostro male, per l’appunto, nasce dalla mancanza di sonno. Che se ci dessero un cuscino (o anche no) dormiremmo in piedi, o nello sgabuzzino con la tempia appoggiata alla parete, appese come lemuri al carrello del supermercato, in autobus avvinghiate come scimmie a un palo, con la fronte sulla vasca mentre il pargolo sguazza nel suo bagnetto. Non so se ho reso l’idea. Siamo fondamentalmente delle deprivate, tenute in piedi da amore e sorrisetti sdentati. E dal vento a favore. Quando poi, una volta addormentate le piccole canaglie, come colpite da sortilegio restiamo lì a guardarle dormire…beh, comprendo che vorreste prenderci a badilate.
E questo, come ve lo spiego? Tuo figlio che dorme beato con la boccuccia a cuore e i piedini da morsi finalmente a riposo è quanto di più angelico, irresistibilmente adorabile e ispirante tu abbia mai potuto ammirare tanto da vicino. Vuoi mettere poi il modo in cui ti si apre il cuore al suo primo sorriso appena sveglio? Cosa non daremmo per esserci sempre, ogni singola volta che quell’evento meraviglioso nella sua semplicità si compia! Se anche all’ora del pisolino il nostro cellulare squillerà a vuoto, non ve ne abbiate a male. Richiameremo dalla macchina, puntualmente in orario di chiusura, in volata verso il supermercato!
E capisco la nostra pesantezza a ora pasti, quell’accanimento fatto di pastina in ogni dove e teatrino inscenato a pranzo e cena prima, e costanza e delirante pazienza nell’attesa di una bocca che si apre tra una corsa e l’altra, poi. Inseguimenti che manco in un poliziesco si son visti mai, armati di forchetta e bavaglino. Compromessi imbarazzanti accettati in cambio di un paio di bocconi in più. Che solo a descriverlo mi sono un po’ fatta tenerezza da sola. Lo so. A volte possiamo sembrare ridicole. L’amore lo è! Altrimenti non sarebbe neppure Amore. E lo so che ‘cresceranno in ogni caso’, ma il senso di responsabilità di un genitore verso quell’esserino tutti salti e giochi non trova requie, e non concede pause, bussa a qualsiasi ora, soprattutto a quelle dei pasti!
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Capisco il vostro imbarazzo quando inseguiamo esserini sguscianti come lumache per oliarli di protezione 50+, per vederli pochi attimi dopo lanciarsi in acqua o, peggio ancora, rotolarsi a mo’ di fettina panata nella sabbia rovente. Capisco la vostra espressione perplessa quando, entrando da Zara, tiriamo come cani da slitta verso il reparto baby, ignorando tutto il resto. Comprendo la vostra aria commiserante quando preleviamo di forza un piccolo umano scalciante per portarlo via dal parco/dal mare controvoglia, oppure quando proviamo ad instaurare una conversazione normale cercando (inutilmente) di ignorare i 750 “Mamma” che nel mentre sono stati pronunciati dal pargolo. Non siamo multitasking, abbiamo proprio il cervello bipartito: con una parte seguiamo il discorso, con l’altra rispondiamo ai suoi perché, troviamo con nonchalance minuscoli giochi rovistando tra i cuscini del divano [sia lodata la memoria fotografica], imbocchiamo con la merenda, prendiamo al volo, che manco un pitbull col frisbee e i riflessi di un portiere, bimbi volanti saltati da una poltrona, impartiamo NO sonori sventando con la coda dell’occhio qualche temibile bravata e sorseggiamo una tazza di camomilla, che il the meglio di no, siamo già iper-reattive, sai com’è.
Capisco che possa risultare poco chiara la sequenza di foto al pargolo che si lava i denti in body con gli occhialetti da piscina in fronte, oppure col viso imbrattato di gelato e gli occhi che brillano come stelline…come del resto gli altri 9 miliardi di scatti conservati gelosamente nel telefono, che guai a cancellarli: piuttosto ricompriamo il cellulare, o ce ne stiamo beate con la memoria intasata a cancellare applicazioni.
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Capisco la vostra pietà quando il nostro didietro non tocca mai il lettino in spiaggia, per una giornata intera, tanto che ci sarebbe da chiedersi: perché ci ostiniamo a prenderlo? E anche il vostro sorriso di compassione quando ci arrischiamo a portarci dietro un libro al mare: che oramai lo sapete anche voi, è stato un eccesso di ottimismo.
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“Ma non ti consumi così?”. Un po’, sì: è un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo. La maternità è come una botta in testa, di quelle che ti cambiano per sempre. Che esaspera le tue fragilità come la tua capacità di amare. E, chiaramente, anche la tua innata follia. E nel dedicare ai propri figli forze e tempo, che dall’esterno può giustamente sembrare un po’ un ‘consumarsi’, noi in realtà ci ricarichiamo: di energia vitale, di risate, di abbraccia appiccicosi, di piccole e grandi lezioni di vita che solo chi è davvero PICCOLO può impartire davvero. Rivediamo i nostri limiti, abbattiamo paure e barriere, ci modelliamo a suon di carezze e nottate come piccoli vetri lungamente levigati dalle onde del mare. E diventiamo forse più opache, ma anche più ricche. Più belle, azzarderei. Di una bellezza con non si compra ma si può solo sperare di avere in dono.
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Per concludere: non faccio fatica a ponderare l’incomprensibilità di questo groviglio di emozioni e sacrifici. Capisco che vi sentiate a tratti abbandonate, messe da parte, ‘dimenticate’. Sicuramente i papà (o almeno alcuni di loro) avranno provato sensazioni similari, siete in buona compagnia.
Semplicemente: non prendetevela. Non criticateci, non puntate il dito, non isolateci.
Essere genitori è una promessa d’amore per sempre, e con buona probabilità saremo sempre ‘GENITORI’ in maniera preponderante su tutto il resto delle nostre prerogative. Ma il bene che proviamo per voi, che ci avete accompagnato in tutta la nostra crescita, voi amiche-sorelle, che ci conoscete come neppure noi sappiamo…non sarà un figlio a cambiarlo. Avremo meno tempo, orari diversi, esigenze mutate e probabilmente meno voglia di tirar tardi, ma necessitiamo della vostra stessa quantità di alcool al venerdì sera (sempre se non allattiamo!) e di ridere a crepapelle, di confidarci e sentirci donne – con la sola differenza che, per noi mamme, il week end non fa alcuna differenza… Ma su tutto, di sentirci dire – anche da voi – “non so esattamente cosa stai facendo, ma lo stai facendo bene”.
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