È un periodo strano, questo.
Tantissimi cambiamenti, alcuni drastici, tanto tempo per riflettere, la necessità ed il bisogno di riconsiderare molte delle mie priorità, diversi salti nel buio, alcune preoccupazioni, non pochi grattacapi.
E un enorme desiderio.
Un desiderio quasi inconfessabile, per la follia che cela dietro di sè.

Quello di un secondo figlio.
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“Ma sono pazza!”, mi dico.
Ho appena perso il lavoro, vivo in una casa che riesce a malapena a contenerci ora che siamo in tre (più il cane), dove caspita lo metterei un figlio? Testa sulle spalle, Silvia! Non è il momento!
Dovrei cambiare casa, ma ora proprio non posso.
Dovrei comunque perlomeno riadattare questa, ma ora proprio non posso.
Dovrei cercarmi un altro lavoro, ma chi mi si piglierebbe se dico che desidero un altro figlio?
È vero che i figli non si programmano, ma fino ad un certo punto.
Niccolò infatti è arrivato quando abbiamo deciso che era il momento giusto, quando abbiamo capito che tutto era come doveva essere e che un figlio sarebbe stato circondato da tutto quello di cui aveva bisogno: una famiglia solida, una casa su misura, una situazione economica stabile.
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Ma adesso è tutto diverso.
Adesso le priorità sono altre, questo è il momento di tirare i remi in barca e rimboccarsi le maniche per raddrizzare quello che non va, per sistemare le falle e tuffarsi a capofitto in un progetto che richiede impegno e concentrazione: ricostruirsi un futuro trasformando in certezza ciò che ora rappresenta soltanto un’incognita.
Quello che sento è un desiderio profondo, ma non posso purtroppo permettermi di assecondarlo.
Non oggi.
Non ora.
Più avanti, certamente.
Quando sarà il momento.
Se Dio vorrà.
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