Come si vivono le festività da expat?
Natale, Capodanno, Pasqua sono tutte occasioni dove la parola d’ordine è condivisione, dove è quasi scontato stare a tavola con i parenti anche se sui social fioccano commenti insofferenti su queste reunion famigliari, a volte per gioco, a volte per davvero!

Alcuni sono sicura mi invidieranno per non essere immersa nello stress da “festività”.
A più di 9000 km dall’Italia tutto è più ovattato, distante, spersonalizzato forse.Se qualche anno fa contavo i giorni che mi separavano dal Natale o dalla Pasqua, dal primo Maggio o dal Ferragosto, cercando in tutti i modi di riuscire a passare almeno un giorno con la mia famiglia incastrando i turni lavorativi che mi hanno sempre voluta lontano da casa, ora devo segnare i giorni sul planning da tavolo per essere sicura di non scordarmi le festività!
E non per questo non festeggio a dovere, anzi!
Con i bambini è quasi un obbligo rendere questi giorni magici e indimenticabili.
Cerco sempre di organizzare molte attività, di preparare pranzi e cene e viziarli un po’ più del dovuto per sopperire alla mancanza di nonni e zii.
Inoltre trovo fondamentale ricordare sempre le nostre origini e la nostra cultura.

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Vivendo a Hong Kong molte festività tipicamente occidentali vengono festeggiare solo in parte, molto spesso tralasciando i valori e le motivazioni religiose e assumendo solo un’immagine commerciale tanto che sono entrate a far parte delle festività nazionali.
Ma trasferendoci qui ho capito che io e la mia famiglia non abbiamo perso nulla.
La verità è che abbiamo guadagnato altre feste e tradizioni come il Capodanno Cinese, la festa della Luna (o festival di mezzo autunno), il compleanno di Buddha (festa di Vesak) ma anche feste importate dagli USA come il Thanksgiving e Halloween. Insomma posso ritenermi molto fortunata perché ogni mese abbiamo l’occasione di  festeggiare qualcosa e soprattutto i miei bimbi, possono crescere coltivando con naturalezza la bellezza delle varie culture, inglobando come proprie tradizioni e saperi internazionali, per crescere e far loro quei sentimenti di rispetto e accoglienza del ‘diverso’ come occasione di crescita non come pericolo o sostituto delle proprie radici.
La conoscenza di ciò che la vita significa oltre i confini nazionali è la chiave per ritrovare l’armonia in questo mondo così sofferente.

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Quello che io amo di questo Paese è che non si reprime nulla, ma vengono omaggiate e rispettate tutte le culture. Ovviamente mi riferisco  a tutto ciò che non offende la dignità della persona come individuo e che non lede la libertà altrui.

Non sono ammessi comportamenti lesivi, offensivi e discriminatori della persona o degli animali. Quindi niente festival della carne o sottomissione della donna o denigrazione dell’omosessualità (anche se ancora le coppie dello stesso sesso non sono legalmente riconosciute).

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Ed è proprio così che si è svolta l’ultima nostra festività, la Pasqua: auguri da parte di amiche asiatiche e dei vicini di casa, dolci tradizionali nei negozi, l’immancabile caccia alle uova di cioccolato con bimbi saltellanti nei prati accompagnati dai loro cestini colorati, pic-nic nei parchi come fosse una Pasquetta anticipata, e gli amici di sempre con cui festeggiare, che non saranno la tua famiglia di origine, ma sono diventati la famiglia che ti sei scelto in questa avventura.

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