Due linee rosa. Due stupende linee rosa che ti fanno scoppiare il cuore.
Il giorno del mio compleanno ho scoperto d’essere incinta. Il regalo piú bello del mondo. Cosa potevo chiedere di più? Matilda sarebbe finalmente diventata sorella maggiore ed io ed Eros avremmo rivissuto le gioie della gravidanza e della nascita. Acido folico e Amuchina sono tornati ad essere mie amici dopo 6 anni e ho iniziato fin da subito a cambiate abitudini alimentari. Non che mi sfondassi di cibo spazzatura o mi facessi endovene di zuccheri, ma volevo che tutto fosse perfetto per la crescita e la salute del bambino.
A differenza della prima gravidanza la nausea è stata da subito forte giorno e notte costringendomi il più delle volte a dormire pochissimo e durante il giorno a portare Matilda dai nonni perché assolutamente incapace d’alzarmi da letto. Reflusso e salivazione a mò di lumaca hanno dato il colpo di grazia.
Crampi simili ai dolori del ciclo sono stati miei fedeli compagni insieme alla pressione sotto ai piedi. Un’inizio con i fiocchi ma che mi rendeva immensamente felice perché erano tutti segni che questo gruppetto di cellule stava crescendo.
Mi sono sottoposta all’esame combinato BTest e Tanslucenza nucale di mia spontanea volontà proprio come feci per la prima gravidanza.

Ho letto un sacco di libri, letto articoli, ma niente e nessuno ti prepara ad una notizia cosi. Non esiste  manuale che ti dica “purtruppo alcune gravidanza non hanno un decorso normale causa aborti spontanei, esami con risultati non incoraggianti, oppure mutazioni genetiche anche se sei una giovane mamma”. Niente, tutto deve essere perfetto e nulla può andare storto. Balle, tutte balle.
Ho sempre pensato che non fumando, non bevendo, non abusando di farmaci e facendo una leggerissima attività fisica, il mio corpo fosse un’ habitat quasi perfetto per una nuova vita. E poi, cavolo, ho appena compiuto 30, cosa può andare storto?!
L’ecografia mi fa conoscere una bambina perfetta. Quasi 6 cm di puro amore con piedini sgambettanti e una manina sulla guancia. Ma gli esami del sangue non vanno per niente bene. Ho una possibilità su 212 che mia figlia sia affetta dalla Trisonomia 21.
Penso d’aver smesso di ascoltare subito dopo questa condanna. Siamo stati dentro altri 15 minuti, ma non ricordo cosa mi sia stato detto e soprattutto cosa io abbia detto.
Sta succedendo a lei, a noi.
Siamo usciti, ho pianto e sono rientrata per fissare una villocentesi con test genetico per il giorno dopo. Da fare subito. Per non pensarci più, o per pensarci di più. Ho scelto una struttura privata per la disponibilità immediata e per la possibilità di ricevere i risultati nella metà del tempo d’attesa di un’ospedale pubblico.
Come se 10 giorni anziché 20, alleviassero il tormento che ho dentro. Lo strazio che mi sta braccando il cuore. La paura che mi invade e non mi lascia mai, neanche di notte.
Mentre scrivo sono passate solo 72 ore da quando il campione è partito per Roma. Essendoci ferragosto di mezzo in questa settimana perdo altri 2 giorni ma spero d’avere entro il fine settimana almeno la genetica che ci dirà qualcosa. La certezza arriverà lunedi o martedi, ma mi attacco a quel primo esame, più veloce da leggere e da esaminare.

Ho una figlia a casa che mi aspetta, ignara che dentro alla mia pancia ci sia una sorellina e per questo ringrazio la mia scaramanzia. Non posso permettermi di piangere ne tantomeno di chiudermi in camera senza vedere nessuno. Quindi appena arrivata a casa dal Centro Medico , complice mia mamma e la bugia sul mal di pancia che mi aveva colpita proprio quella mattina, ho potuto stare a letto senza privarmi dei suoi baci e delle sue coccole  con mia mamma vicino, fedele assistente e compagna di dolore celato, insieme agli altri della famiglia. Siamo tutti felice quando c’è lei, tutto come sempre. Ma io ho bisogno di piangere, di stare a letto a fissare il muro per tutto il tempo che voglio. Cosi ogni tanto faccio qualche ora da sola per sfogarmi e tornare “in forma” per lei.

Per fortuna ho amiche, vicine e lontane, che mi raccontano le loro esperienze, alcune simili alle mie, che si sono concluse nel migliore dei modi. Ho sbagliato a pensare che tenermi dentro tutto, fosse la soluzione migliore. In queste situazioni MAI stare da sole. L’amicizia è fondamentale in momenti come questi, non abbiate paura di chiedere, di parlare, di piangere. Prendete tutto il calore di un abbraccio e lasciatevi andare perchè solo cosi non impazzirete.

Aspettare è mostruoso. È una punizione troppo grossa. Inumana.
Coccolo tantissimo le mie 2 bambine e lascio che qualcuno si occupi di me, lascio andare le lacrime e rido insieme al mio compagno.
È come essere su una scala; un po’ scendo e un po’ salgo ma prima o poi a qualche porta dovrò pur arrivare. La aprirò e vedrò cosa la vita ha deciso per noi. Per me.

 

credit foto copertina http://www.benessereblog.it