Ad inizio maggio mi sono messa a pensare e ho scritto un post che mi ha aiutato a vedere le cose da una prospettiva diversa, nel post riflettevo sull’eterna lotta tra mamme lavoratrici e non. Quando parlo di mamme lavoratrici intendo mamme che lavorano a tempo pieno lontano da casa, detto questo non voglio assolutamente sminuire il lavoro di chi deve fare pochi km per raggiungere l’ufficio e fa 4 ore al giorno, ma avendo potuto farlo per diversi anni, mi sento di essere onesta ad ammettere che se si ha questa fortuna è molto semplice conciliare l’essere mamma con il lavoro e anzi trovo sia la situazione ideale che tutte le donne dovrebbero avere  (se lo desiderano).

La realtà però è diversa, ci sono mamme che non hanno la fortuna di avere un lavoro che amano e soprattutto che le tenga lontano da casa poche ore; per questo ogni giorno fanno mille corse per far incastrare casa, scuola e lavoro e tutto questo sentendosi comunque piene di sensi di colpa per non riuscire a fare tutto come desiderano. Queste sono le donne che ammiro.

Io l’ho fatto solo per due anni e mezzo. Uscivo di casa alle 7.30 e rientravo alle 20.00 senza fare chissà che straordinari, si a volte mi fermavo anche un’ora, ma comunque era la lontananza da casa a giocare un ruolo fondamentale. Ci si alza già con il pensiero di non timbrare il ritardo… Quindi via, colazione di fretta e poi come dei robot si corre in bagno a lavarsi e vestirsi, il tutto in meno di 15 minuti, una corsa contro il tempo che non lascia spazio a grandi discorsi se non a frasi come:

“Veloce, alzati, vestiti … “

“Dai fate colazione, non litigate, scannatevi dopo, ora non c’è tempo!”

“Arrivo in ritardo, mi licenziano” ( ovvio non succede, ma bisogna pur trovare argomentazioni valide)

Poi si arriva in ufficio e il pensiero va a tutto quel tempo che non passi con loro, sai di lavorare per te stessa e per dare loro un futuro migliore, ma non basta. Il senso di colpa è dietro l’angolo e ti invade.

Ti viene quando tua madre di chiama e ti dice che ha detto la sua prima parola ( questo vale per le mamme che come me sono rientrate subito al lavoro)

Ti viene quando sempre tua madre ti chiama al lavoro per dirti che ha fatto i suoi primi passi ( si, se stai lontano da casa 12 ore al giorno è molto probabile che te li perdi)

Ti viene quando salti l’ennesima assemblea di classe e devi chiamare le altre mamme per sapere cosa è stato detto e che gita farà tuo figlio. ( alla quale sai che non potrai di certo accompagnarlo)

Ti viene quando tuo figlio vorrebbe fare almeno due attività extrascolastiche tipo calcio e nuoto, ma non vuoi gravare l’impegno sui tuoi genitori che dovrebbero gestire i loro con gli orari di ritiro scuola, compiti e attività extra etc etc. Allora rinunci e gli fai fare l’unica attività extrascolastica che fanno di sabato, incastrandola tra la spesa della settimana e le pulizie di casa. ( vi svelo un segreto: le mamme che lavorano devono ridursi il sabato mattina a fare la spesa mettendo nel carrello laqualunque… )

Ti viene quando alle 8 di sera al tuo ritorno a casa sai che non potrai di certo preparare una cena “salutare” e alle 9 sarai dopo averli visti solo un’ora, sai che raccontare una storia per metterli a letto non basta a colmare il tempo che trascorri lontano da loro.

Ti viene quando lasci correre su alcune cose perché o passi l’unico momento in cui li vedi durante il giorno a discutere o chiudi un occhio su troppe cose.

Ti viene quando ormai arrivano all’età in cui si rinchiudono in camera e non ti parlano se non per sapere a che ora è la cena ( tutti abbiamo passato questa fase) e allora pensi a quando erano piccoli e non te li sei potuta godere come avresti voluto.

A tal proposito mi viene in mente un aforisma che amo:

Hai tempo tutta una vita per lavorare, ma i tuoi figli sono piccoli una volta sola

Questa frase in questi mesi mi è passata per la testa tante, troppe volte e alla fine ho preso una decisione importante e difficile al tempo stesso, che sapevo avrebbe comportato diversi cambiamenti.

Ad agosto ho lasciato il lavoro, quello che mi portava lontano da casa, ma che mi dava indipendenza. Si, ho scelto di crescere i miei figli, mi sono persa tanto, al punto da non riuscire nemmeno a seguire il mio primo figlio nei compiti di prima elementare, al punto che i miei bimbi non volevano più stare dai nonni, ma a casa loro. Entrambi hanno molto bisogno di me e ho scelto per il loro bene e il loro futuro di migliorare le cose, ma solo così posso farlo davvero. Mi rendo conto che non sarà semplice, rinunciare alla mia indipendenza, ma dove è la felicità di essere indipendente se i figli li crescono i nonni? Con questo non voglio screditare nessuno, sono sempre stata mamma lavoratrice e orgogliosa di esserlo, ma ho perso, non ce l’ho fatta. Ultimamente al lavoro sono cambiate diverse cose, che forse non ho accettato e non mi hanno fatta stare bene con me stessa, da qui la scelta consapevole di fare un passo indietro e cogliere l’occasione di dedicare il tempo alla mia famiglia.. La chiamano RESILENZA, la capacità di vedere nelle difficoltà una soluzione, una via d’uscita  che ti fortifica.

A te che sei mamma lavoratrice dico che ti ammiro, che stai facendo un buon lavoro e che se sei felice la scelta è quella giusta. A te che invece lo fai perché sai che i conti a fine mese devono quadrare dico che ti ammiro doppiamente perché stai facendo il sacrificio più grande e un giorno i tuoi figli te ne saranno riconoscenti.

A te che come me hai scelto di fare la mamma a tempo pieno chiedo io un abbraccio e una buona parola, che mi faccia capire che non sono sola e che stiamo facendo un lavoro bellissimo, che non ha ferie, non ha malattie retribuite, ma che ci regala ogni giorno una scoperta e la fortuna di poter crescere i nostri figli.

Un grazie lo devo a mio marito perché senza il suo appoggio non avrei mai avuto il coraggio di farlo, so di essere fortunata a poter scegliere e non voglio deluderlo, la nostra famiglia non potrà che uscirne più serena. So anche che mi aspettano sacrifici, ma se fatti con il sorriso tutto sarà più facile, me lo voglio promettere.

Ho scelto di ricostruirmi percorrendo una strada non facile, cercando di conciliare il blog facendolo diventare un lavoro che mi permetta di lasciare spazio alla famiglia, gestendomi quando i bimbi sono a scuola o portandoli nel week end con me agli eventi. Non so come andrà quindi per ora il mio vero lavoro è sicuramente ” mamma a tempo pieno”

Tra un anno vorrei guardarmi indietro e poter dire

“E’ andato tutto bene, è stata la scelta giusta “

Vi consiglio la lettura di un post della mia cara amica Marica Ferrillo che mi ha ispirato molto “Una mamma in punta di piedi”

Se vi va questo invece è il post che mi ha aiutato a prendere questa decisione “Il tempo delle mamme”