Con i bimbi si sa, la vita è un po’ un’altalena. E ogni mattina, al risveglio, personalmente mi interrogo su cosa mi aspetta per le prossime 24 ore.

Perché con i bimbi non c’è (quasi) nulla di prevedibile: ci sono giorni Sì, e giornate decisamente NO, in alternanza imponderabile, con dinamiche imperscrutabili, ed effetti su noi mamme potenzialmente “devastanti”.

Ci sono giorni Sì in cui mia figlia mi corre incontro al risveglio, con la sua vestaglia morbidosa fucsia e i suoi piedini pacioccosi ancora scalzi, mi si accoccola con la testa sotto il collo e mi regala la prima gioia del mattino. A seguire si fa vestire senza capricci, svolge la sua routine pre asilo con rapidità ed esce di casa di buon grado, magari saltellando, dimenticando quasi di salutarmi quando varca la soglia della classe, col suo zainetto di Hello Kitty sulle spalle. Ecco, questi sono giorni che, già so, mi ripagheranno di tutti gli sforzi, i sacrifici e gli sbattimenti vari dell’essere mamma.

Ci sono poi fantomatiche giornate in cui apro gli occhi di colpo presa a spintoni da una piccola mano non troppo pacioccosa, in quello specifico frangente, e da un urlo imperioso “Alzati!!”. Bene, ma non benissimo. Quando la mia piccola umana si sveglia sul piede di guerra so già di essere fregata. Quella è una giornata NO, e a poco serviranno i miei sforzi per raddrizzarla. La frase successiva all’urlo sarà “Non voglio andare all’asilo”. La vestizione potrà essere paragonabile alla caccia e al braccaggio di un coccodrillo imbizzarrito, la lagna avrà la meglio su qualsiasi promessa per il post scuola, e le lacrime scorreranno a fiumi sulla porta dell’asilo, dove un provvidenziale intervento della maestra mi scollerà di dosso la mia piccola, spedendomi a casa con il groppo in gola e un peso sul cuore…anche se quasi sempre in questi casi segue sms dopo 5 minuti netti della maestra che mi rassicura: gioca serena. Amen.

Ma torniamo per un attimo ai giorni Sì, che se ne sente il bisogno. In quei giorni lì, ogni gioco che proporrai sarà accolto con indomito entusiasmo, l’allegria la farà da padrona, casa riechegghierà di risate, non ci sarà un momento di noia o sbuffo, non ci sarà pietanza rifiutata, si faranno torte e inforneranno pizze, si disegnerà a 4 mani, gli art attack saranno innumerevoli, si leggeranno libri su libri, ci saranno sfilate di moda, lezioni di danza (sì, a me tocca fare la maestra…), tende costruite in salone, falegnami all’opera al tavolo da lavoro, olimpiadi domestiche con tanto di corsa col testimone, merenda in allegria e chi più ne ha più ne metta…e tu ti sentirai la mamma migliore del mondo, una buona imitazione di quelle finte delle pubblicità, che non sclerano manco se non dormono per una settimana (pare vero), mentre io tendo a trasformarmi in un Gremlins alla seconda nottata di sonno incompleto. In questi giorni ti convincerai che la maternità ti ha trasformato in una persona migliore, che è la cosa più bella che ti sia accaduta, che quel piccolo essere umano ti ha reso completa e ha dato un senso al tutto.

Per poi costringerti a reinterrogarti sull’intera faccenda magari appena 24 ore dopo. Perché parliamone, le giornate NO metterebbero in difficoltà anche Maria Montessori in persona, se non Gandhi, per non chiamare in ballo Buddha, e tu che sei un modestissimo essere umano con una dose di pazienza limitata (nel mio caso quando la distribuivano io ero probabilmente in fila per gli attacchi d’ansia) cerchi invano le risorse necessarie per sopravvivere a quella furia cieca.
In quelle tremende giornate, nulla sembra funzionare davvero. E se, disgraziatamente, è inverno e piove come se non ci fosse un domani e non potrai giocarti la carta del “fuori tutti – parco per 4 ore continuative” ovvero il più grande salvavita in questi casi, lo scenario che si produrrà sarà più o meno il seguente: “Ti va di giocare ai my little pony/costruzioni/barbie/veterinario/calcio/pongo/ristorante/tennis/sylvanian family/sabbia cinetica/nascondino/caccia al tesoro…” e la lista potrebbe continuare all’infinito. La risposta che riceverai in differita da una sorta di automa imbambolato dai cartoni animati sarà “No, non mi va”. Bene, molto bene. “E cosa ti andrebbe di fare”. Altro silenzio di durata urtante: “Non lo so, inventami un gioco nuovo”. A questa richiesta in genere io visualizzo una simbolica incudine che mi cade sulla testa, e nonostante tutti gli sforzi profusi, sti benedetti giochi che inventerò non saranno graditi, o comunque riusciranno a catturare la sua attenzione per non oltre 10 minuti. 10 minuti!!! E come ci arriviamo VIVE all’ora di cena???

Ciondoleremo tra una pelle di leone di protesta sotto il pianoforte, una lagna allo spegnimento della tv, una carezza distratta al gatto,  un lancio random di pezzi di puzzle o costruzioni colpevoli di non incastrarsi all’istante, passeremo per vari tentativi di merenda e di svolta, per poi approdare all’unica vera ancora di salvezza in questi drammatici casi: IL BAGNETTO! Al “Sììììììììì” seguirà corsa frenetica alla ricerca di ogni giocattolo che si possa immergere in acqua (con tentativi di ficcare in vasca anche la gatta, se mi distraggo) e immersione di circa 1 ora, o anche più: a costo di tramutarsi in cernia, mia figlia nuoterà inondando il bagno inscenando missioni di ogni sorta (con tanto di occhialetti, al bisogno) ritrovando magicamente il sorriso e concedendomi, malgrado gli schizzi a mo’ di balenottera azzurra, qualche momento di meritata tregua, fisica e mentale. Tralasciamo poi la fase lavaggio e pettinatura dei capelli, che avendoli come una sirenetta nel nostro caso è un po’ mission impossible, ma comunque il pomeriggio sarà stato superato e in qualche modo sarà arrivata l’ora di cena, l’ora del papà e di Curioso come George (Dio lo abbia in gloria).

Nonostante la reale imprevedibilità di queste alternanze umorali – e non so onestamente dire se capiti davvero solo a me, ma ne dubito – un fattore di rischio che oramai ho imparato a tenere in conto è il numero di ore di sonno notturno di mia figlia: spesso da quanto ha riposato dipende in toto la gestione della giornata, e poiché nel nostro caso il riposino pomeridiano è un lontano e nostalgico ricordo, in caso di stanchezza si possono solo stringere i denti e cercare di arrivare incolumi a sera. Sottolineo INCOLUMI perché personalmente ho notato che più è stanca, più Aurora ricerca giochi ad alto tasso di rischio caduta/ferita/distruzione della casa e della sua persona: più non si regge in piedi più mi diventa spericolata!

Insomma: per il nostro e il loro bene, cerchiamo anzitutto di farli dormire, questi bimbi (lo so, lo so, non è facile per niente, e lo dico come militante notturna dei primi 2 anni e mezzo, in cui mia figlia poteva decidere anche di prendere sonno alle 6 di mattina, spinta in passeggino sul marciapiede sotto casa). Che più sono riposati più sono in salute e sereni. E da questa buona base di partenza ci sono buone probabilità (ho detto probabilità eh! Le variabili accessorie sono altre 9750) che vi imbatterete in un meraviglioso e soddisfacente GIORNO Sì! Poi auguriamoci tutte in coro: primavera, sbrigati ad allietarci le giornate…abbiamo bisogno di sfoghi esterni più del pane quotidiano!!

E, in ogni caso, consoliamoci: che sia un Giorno sì o una Giornata no, ci sarà anche un solo momento in cui un abbraccio sarà più forte di qualsiasi protesta, e in quella stretta calda ritroveremo sempre e comunque il senso di tutto, in quel corpicino che si imprime nel nostro in un incastro perfetto c’è tutto l’Amore, tutto l’Amore che c’è.

E dopo questa dichiarazione sdolcinata, vado a prendere Aurora all’asilo…e che Dio me la mandi buona!!