Avete presente un sogno? Quello che si desidera più in assoluto, quello che se ci pensate vi toglie il fiato anche solo per un attimo. Il vostro chiodo fisso. Il primo pensiero al mattino appena vi svegliate e l’ultimo prima di dormire.Quando ho deciso che sarei diventata fotografa era un’utopia, come potevo diventarlo se non ero in grado di tenere una macchina fotografica in mano? Allora mi sono detta che avrei fatto di tutto per imparare ad usarla, ma come farlo se non ne possedevo una?

Quando parlavo con la mia famiglia dell’idea di rivoluzionare ed intraprendere un nuovo mestiere, loro non capivano perché avrei dovuto cambiare lavoro e lasciare l’agenzia immobiliare dove avevo un posto fisso da ormai dieci anni al fianco di mio marito e di mio papà e andare a rischiare con un’attività che per me era del tutto sconosciuta.

Ma nella mia testa avevo le idee chiare. Si chiedevano se ero impazzita. Non capivano che dentro di me c’era qualcosa che stava per esplodere, un fuoco che ardeva: la passione per la fotografia. Parliamo di sei anni fa quando ricevetti come regalo per l’anniversario, un cellulare nuovo; mi si aprì un mondo.

Così pensai di iniziare a prendere confidenza con tutto ciò che avevo intorno.

Ogni momento libero lo passavo puntualmente a fare foto con il mio smartphone. Era  piuttosto semplice, mettevi a fuoco un soggetto e click, avevo immortalato un ricordo indelebile sul mio dispositivo. Ho successivamente scaricato diversi programmi i quali mi permettevano di applicare dei filtri per rendere gli scatti ancora più speciali ai miei occhi. Naturalmente i miei figli erano spesso i soggetti prediletti, in particolar modo durante le vacanze al mare o in montagna. In realtà personalmente adoravo fotografare le persone in generale, migliaia di foto racchiuse in una memoria portatile da guardare al computer in qualsiasi momento della giornata. Poi arrivo’ il giorno del mio compleanno, fu una giornata che custodirò per sempre dentro di me: a 34 anni ricevetti la mia prima reflex. Regalo di mio marito che mi fece piangere di gioia. Avevo finalmente tra le mani lo strumento che mi avrebbe permesso di realizzare il mio tanto adorato sogno.

Ho passato 24 ore consecutive a leggere il manuale d’istruzioni. Ma per me era veramente tutto troppo complicato, come potevo da sola imparare ad usarla? Impensabile. Mi persi d’animo, così la riposi nell’armadio continuando a scattare con il telefono, con il quale era tutto più facile ed immediato ed ero ugualmente soddisfatta dei risultati. Ricordo ancora le parole di mio marito… “Ecco vedi dove vanno a finire i miei regali? Chiusi nell’armadio…” Come facevo a spiegargli le mie difficoltà nel rapportarmi con l’oggetto più bello che potessi ricevere in regalo? Non sapevo come impostarla, non conoscevo assolutamente nulla del mondo della fotografia. Trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi ma la mia macchina fotografica continuava a restare da sola a prendere polvere nell’armadio. Di tanto in tanto la tiravo fuori per osservarla giusto un po’, per poi riporla nell’immediato al consueto posto. Non sopportavo l’idea di usarla in modalità automatica e poiché non capivo l’impostazione che avesse. Insomma volevo riuscire a impostarla autonomamente. Così un’estate decisi di portarla al mare probabilmente perché volevo provare ad esercitarmi in riva al mare con l’aiuto di un qualche tutorial online.

Chiamatelo destino o semplicemente coincidenza, ricevetti una bella sorpresa sotto il sole della bella Riccione. Proprio nello stesso stabilimento balneare in cui risiedevo, era in vacanza un signore con i capelli brizzolati sulla sessantina accompagnato dalla anziana madre e il piccolo figlio. Era un omone, mi dava l’impressione che fosse una di quelle persone introverse con cui fatica rapportarti. La mia carissima amica Sandra, compagna abituale che incontro ogni anno al mare, sapeva della mia passione per le foto e un giorno mi disse che questo “uomo orso” era un famoso fotografo di Milano, con un passato importante a livello fotografico, data la sua esperienza con diverse riviste e con tanti personaggi del mondo dello spettacolo.

Lei lo conosceva da tempo, poiché i rispettivi figli giocavano insieme da qualche anno. Così pensai che avrei potuto chiedere a lui come imparare ad usare la macchina fotografica. Sandra mi assicuro’ che non era una cattiva persona, tutt’altro! Così mi armai di tutto il coraggio che correva in me e andai da lui. Sergio, era questo il suo nome. Lo interruppi mentre era sotto l’ombrellone dove stava leggendo annoiato il giornale in totale relax. Avevo il cuore che batteva fortissimo. Mi vergognavo molto, avevo paura di una brutta risposta da parte sua e il senso di inadeguatezza mi pervase.

Quando arrivai di fronte a lui, si tolse gli occhiali da vista, distolse gli occhi dal giornale, fumava una sigaretta e mi guardo’ con aria interrogativa e severa, ma tutto andò benissimo.

Grazie a Sergio ho finalmente imparato ad usare la mia tanto amata macchina fotografica e tutti i giorni per l’intera stagione estiva ho studiato insieme a lui. Amavo conoscere ogni singolo particolare sull’utilizzo del mio strumento preziosissimo, volevo diventare una tuttologa della fotografia.

Tornata a casa ho continuato a studiare e mi sono dedicata anche ai programmi di post produzione quali Photoshop e Lightroom in particolare e nel giro di pochi mesi ho aperto il mio studio fotografico.

Vi ho raccontato auesto pezzettino della mia vita perché credo sia importante far capire a tutti voi di non rinunciare mai ai propri sogni, anche se inizialmente possono sembrare assurdi o irrealizzabili per chi vi sta intorno, con impegno e mettendoci sempre il cuore in tutto quello che fate, arriveranno tante soddisfazioni.