Scrivo queste righe perché penso sia doveroso parlare in modo approfondito di un argomento particolare, spesso preso di mira e sconosciuto nella sua vera essenza ai più…
Vi parlo del parto cesareo, soprattutto del parto cesareo fatto per scelta e non per necessità, il quale vi assicuro, è conforme in tutto per tutto ad un parto “normale” seppur in modo anticonvenzionale.

Sono una mamma bis, la quale ha avuto la sua prima gravidanza quando era davvero giovane, una gravidanza regolare con uno sviluppo fetale sano e nella norma, fino a quando, un giorno, intorno al settimo mese mi recai in ospedale per una semplice ecografia di controllo, sicura che in una mezz’oretta avrei finito e sarei tornata a casa a sbrigare alcune faccende.. Non sapevo che da quel momento sarebbe iniziato un vero e proprio calvario…

Il liquido amniotico non era più in una proporzione adeguata allo sviluppo del feto, per cui, ricovero d’urgenza, induzione, parto (naturale).
Inutile sottolineare che il parto naturale annesso ad induzione è stato di un dolore e di una brutalità talmente ampia da avermi segnato per il resto dei miei giorni…

Ed è qui, che alla mia seconda gravidanza non ho avuto dubbi.

Volevo partorire tramite cesareo, qualsiasi prova a farmi cambiare idea era vana, soprattutto perchè quando mi metto in testa una cosa la porto a termine, è difficile che cambi idea, ma in questo caso c’era anche l’aggravante dello shock subito molti anni prima.

Il solo pensiero di ri-passare quel calvario mi inquietava letteralmente, ma detto tra noi, se con il parto naturale si soffre prima, con il cesareo si soffre dopo e anche tanto.
Per partorire Chris abbiamo scelto una clinica privata di Roma dove l’opzione parto cesareo era tranquillamente applicabile, semplicemente una scelta, e direi anche tanto personale, ma ammetto che c’è stato parte dello staff che provò a farmi desistere, ma nulla poteva smuovermi dalla mia convinzione.

Arriviamo dritte al focus, premetto che sono una gran fifona e in linea di massima ho una repulsione per gli aghi e per tutto ciò che ti entra nell’epidermide e in linea di massima nelle vene, premesso ciò pur pensando di non ripassare ciò che era avvenuto anni prima non ero per nulla tranquilla, avevo letteralmente il terrore del parto!

Come avviene la procedura per un parto cesareo?

Il parto cesareo viene programmato, e nel giorno in cui la clinica decide di opzionarvi, si viene ricoverati.
Il mio è stato un iter davvero lungo e ansioso in quanto ero l’ultima della lista, prima di me, altri tre parti cesarei, da circa 1h l’uno.

Il ricovero inizia con un tracciato che dura circa 30/40 minuti, la tempistica dipende molto dal feto, se è sveglio o meno, nel mio caso dormiva, e sono rimasta sul lettino per quasi 1h ingurgitando bustine di zucchero per farlo svegliare, alla terza finalmente si è svegliato e prese tutte le misurazioni, mi hanno portata in camera, dove neanche il tempo di “mettermi comoda” ed è subito entrato il dottore di turno per inserirmi gli aghi delle flebo, neanche a dirlo apposta, nel polso… Ho sfiorato letteralmente lo svenimento, meno male che con me c’era mio marito, anche se, non è servito a molto perché purtroppo quando si ha il terrore di qualcosa, è difficile calmarsi e far finta che non sia cosi.

Da questo momento in poi l’attesa è stata estenuante… Sono stata ricoverata alle 7:00 del mattino e sono scesa in sala operatoria alle 13:30, vi lascio immaginare l’ansia.

Finalmente siamo in sala operatoria quando scopro che per tutte le varie anestesie che mi devono iniettare (spinale ed epidurale insieme) mio marito non può entrare e me la devo quindi cavare da sola, o alla peggio, stritolando una mano all’infermiera di turno, sempre se, non svengo prima.

Fidatevi, ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela.

Mi ricordo che mi è uscita una lacrima talmente il terrore era tanto, nei momenti in cui, mi iniettavano cose nella schiena, e l’unica persona che volevo li con me non c’era, ahimè, ho dovuto abbracciare l’infermiera per agevolare la curvatura della schiena…
Entrambe le anestesie mi erano state inoculate, il terrore saliva attimo dopo attimo, soprattutto perché una gamba era anestetizzata mentre nell’altra sentivo ancora tutto.

È stato quello il momento in cui non ho davvero capito più nulla, e l’anestesista avendolo capito mi ha sedata. Finalmente.
Da un momento all’altro quindi mi trovo sedata, sdraiata sul classico lettino con il telo verde che divide il mio viso dalla pancia e mio marito che spunta dalla mia sinistra, finalmente l’avevano fatto entrare.
I ricordi seppur sedata sono ancora ben impressi nella mia mente, paura compresa…
Il parto vero e proprio è durato circa una ventina di minuti dal momento del primo taglio al momento della nascita di Chris.

Cosa si avverte?

La sensibilità è nulla dalla punta dei piedi fino a sotto il seno, per capirci, non si avverte quindi dolore ma si avvertono tutti e dico tutti i movimenti che i dottori attuano su di te, il momento più brusco è quando il neonato viene tirato fuori dal ventre, non è per niente una bella sensazione!

Mi ricordo però, come nel parto precedente, di aver tirato un sospiro di sollievo nel momento subito dopo che il feto era nato.
Da li il nostro cucciolo è stato immediatamente affidato alle infermiere e a mio marito, io sono rimasta una mezz’ora buona sul lettino per far si che il chirurgo potesse ricucire la ferita nel miglior dei modi…

Inutile dire che alle 14:30 del 29 maggio ero fuori dalla sala operatoria, in balia della sedazione, che vi fa davvero viaggiare in un mondo parallelo, dove ci siete e non ci siete.
In questo frangente temporale ho visto per la prima volta il nostro cucciolo, è stato amore a prima vista, era bellissimo, nel suo lettino che ninnava.

Il peggio era passato, o meglio, era così che mio marito aveva esclamato… Ne io ne tantomeno lui potevamo immaginare quello che sarebbe successo da li a breve.

Spesso durante gli ultimi giorni di gravidanza avevo cercato articoli e video che mi dicessero qualcosa in più sul cesareo e in modo approfondito, ma ahimè col senno di poi, non trovai nulla di congruo.
La prima giornata insieme alla prima notte è stata molto tranquilla, stavo ancora smaltendo la sedazione e in più avevo l’anestesia attaccata tramite spinale, una pacchia insomma, talmente tanto che la notte riuscii anche a dormire decentemente, nonostante il letto fosse di un duro e di uno scomodo che lasciamo perdere…

Il secondo giorno se non sono subentrate complicazioni, viene rimossa l’anestesia rilasciata tramite spinale, e viene rimosso anche il catetere vescicale ( se vi state chiedendo se fa male, no. Non lo sentite quando ve lo mettono ne quando lo tolgono, indovinate un pò, avevo il terrore anche di questo), qui arriva il bello.

Ovviamente il medico che mi controllava propendeva per farmi alzare dal lettino e per farmi camminare il prima possibile, ma il  dolore che non avevo provato nel mentre del parto era tutto li, moltiplicato per 1000 e conciso tutto nella zona dell’addome… Altro che “alzati e cammina”, chi faceva questa richiesta non credo comprendesse in toto il livello di dolore lancinante che provavo ogni volta che tentavo di muovermi.

Ho avuto due alleati senza i quali non lo so come avrei fatto, mio marito e il Toradol. Il primo penso che mi abbia visto per la prima volta in una delle peggiori condizioni di vita immaginabili, ero davvero stravolta dal dolore e dalla difficoltà che avevo per tutto, deambulazione compresa.
Nonostante ciò, ho voluto il nostro cucciolo vicino in camera sin da subito, era un amore e doveva stare con noi, nonostante tutto.

Il terzo giorno sentivo ancora un dolore lancinante, avevo letto che dal terzo giorno, ragazze già camminavano allegramente nei corridoi, io tra me e me pensavo che non era possibile questa cosa, oppure, che era successo qualcosa. In realtà non era successo nulla di aggravante, semplicemente il cesareo fa male, un male cane.

Ho iniziato a vedere “ la luce” dal quarto giorno, dove ogni qualvolta che volevo alzarmi o camminare o comunque muovermi avevo si male, ma stando curva a mò di Goblin il dolore diventava “sopportabile”, non ho dormito neanche una notte, ero stravolta.

Il quinto giorno era finalmente ora delle dimissioni, e si sa, non c’è nessun posto come casa propria, specialmente in circostanze simili… Era inizio settembre ma faceva ancora un caldo allucinante, io per strada, camminavo ingobbita e dolorante con il solo desiderio di raggiungere l’auto e poi il letto di casa.

Il percorso di “ri-abilitazione” è stato lungo e decisamente doloroso, per circa un mese non riuscivo a deambulare , ne ad uscire di casa…

Lentamente ho iniziato a riprendermi ma come detto sopra, senza Toradol non so come sarebbe andata!
Oggi, mentre scrivo queste righe, sono passati quasi 8 mesi dal parto, Chris cresce, ma io conserverò per sempre il secondo ricordo più brutto della mia vita, non fraintendetemi, il parto è una cosa “meravigliosa” finalmente si conosce il frugoletto che per 9 mesi abbiamo avuto dentro di noi, il problema è il dolore che deriva da esso.
Il punto è che a me non piace soffrire, sono fifona e avrei preferito che un gesto così bello si potesse svolgere in modo più delicato, ecco!
Quindi miei care ragazze, se avete idea di effettuare un parto cesareo, per qualsiasi motivazione, sappiate a quello che andate incontro, anziché soffrire subito, soffrirete dopo ( e tanto ), la scelta sta quindi a voi.

 

Guest post a cura di RockSalad