Sono seduta a tavola davanti al pc nel silenzio del mio soggiorno, dopo pranzo (Grey’s Anatomy è in sottofondo, come sempre). Fuori c’è il sole e il bambino che abita qui vicino sta giocando a basket nel cortile, per cui devo tendere al massimo l’orecchio “puntandolo” verso il baby monitor collegato con la camera da letto. Lì, nella sua culla, probabilmente con un piedino infilato tra i listelli di legno (perchè ultimamente questa è diventata la sua abitudine preferita), dorme Olivietta, 8 mesi, la più piccola di casa, la mia principessa numero 2.

Sembra proprio il momento giusto per scrivere il mio primo articolo per questo blog.

Sono emozionata e super felice. Felice di presentarmi e di potervi raccontare come – dopo una vita, e soprattutto un 2017, trascorso a rincorrere scadenze e obiettivi di un lavoro che amo e sceglierei di nuovo ogni giorno, godendomi davvero poco tempo con Stella, 4 anni, la mia principessa numero 1 – ho deciso di usare la seconda maternità per rallentare, sperimentare. E “ricominciare a giocare”. Mi piace usare questa metafora per rappresentare il cambiamento che per me ha significato diventare mamma bis, il recupero dell’equilibrio tra ruolo familiare e professionale, ma anche delle mie passioni e della mia identità di donna. E poi del tempo, quello dedicato al gioco vero e proprio, con le mie figlie, o usato per registrarne i dettagli mentre sorridono, ballano, interagiscono, giocano. Certo, sempre tra un’acrobazia e l’altra, ma totalmente immersa nel mio essere mamma.

Ho deciso di vivere appieno il “privilegio” della maternità.

Poter dedicare un anno intero a tutto questo è stata un’opportunità, ma soprattutto un privilegio. Purtroppo. Con l’arrivo di Olivia ho sentito l’esigenza di confrontarmi con tante altre mamme e donne (la seconda gravidanza ci scopre forse più sicure, ma ci rende anche più bisognose di comunicare?). Quello che è emerso dalle nostre chiacchierate è che davvero poche di noi avrebbero avuto la possibilità di assentarsi per poco più di qualche mese dal lavoro. Qualcuna al lavoro ci è tornata subito, prestissimo, proprio mentre io osservavo commossa la mia piccola iniziare a guardarmi negli occhi. Qualcun’altra il lavoro non ce l’ha per niente (e lo vorrebbe tanto) ora che è diventata mamma.

Ascoltando le loro esperienze, ho deciso di vivere con una felicità e un rispetto ancora più grandi i mesi che ancora ho a disposizione per fare la mamma a tempo pieno, rallentando, registrando, gestendo equilibri e acrobazie, ma prima di tutto “giocando”. Tutto questo confidando che qualcosa possa cambiare, che immergersi nella maternità nel suo significato profondo (e per il tempo necessario) non sia più un privilegio per poche, che la flessibilità per le mamme lavoratrici diventi un valore, e che il rientro a lavoro si trasformi in un’esperienza davvero degna della contemporaneità.

Ma di questo spero di potervi raccontare la prossima volta…