Partorire a 27 settimane, come ho nutrito mia figlia che pesava 820 grammi.

Essere mamme di bimbi prematuri ti regala una forza sovrumana, ti regala la fede, la perseveranza e sorrisi che si uniscono alle lacrime. Ma essere una mamma di un neonato guerriero a volte ti toglie un pezzo di un puzzle perfetto chiamato maternità. Ti toglie le carezze sul pancione grande e rotondo, ti toglie l’emozione di andare via verso casa con tuo figlio tra le tracce e , a volte, ti toglie il contatto. Quel contatto unico, primitivo e istintivo: l’allattamento.

Quando mi hanno operato d’urgenza con taglio cesareo a 27 settimane, dopo un mese di ricovero, mi sono ritrovata a dover affrontare situazioni che mai avrei pensato una mamma potesse vivere. Vedevo le mie compagne di stanza con i loro pargoli attaccati al seno e i miei occhi, oltre d’amore, si riempivano di lacrime. Speravo con tutta me stessa che una volta tornate a casa insieme anche Annacloe avesse fatto lo stesso, ma questo, purtroppo, non è mai successo.

Ricordo alla perfezione tutte le tiralatte che abbiamo acquistato in quel periodo; quella elettrica, quella manuale, quella con due bottiglie e chi più ne ha più ne metta. Ognuna aveva la sua funzionalità. Sembrava semplice: posizionare il seno al centro della tiralatte e avviare la procedura.

Ci ho provato, con tutta me stessa

Riscaldando i seni, massaggiandoli, premendoli. Ho tirato il latte ad ogni ora, in ogni istante libero che avevo. Era il mio unico pensiero riempire quelle bottigliette monouso sterilizzate con un apposito adesivo dove c’era il suo nome. Era diventata la mia missione, nutrirla del mio latte.

Inizialmente Annacloe era alimentata da un sondino gastrico e si nutriva con pochissimi ml di latte. Eravamo unite da quello, da quei pochi ml di latte che riuscivo a tirare. Ogni giorno anche se sapevo che le bastavano 4, 5 ml io ero li a surgelare bottigliette di latte per renderla forte e sana. Ero felice, fino al giorno in cui è successo quello che più temevo. Il latte non usciva più, i miei seni non ne volevano sapere più niente. Ero stremata, il collo sempre indolenzito a causa della posizione che dovevo assumere per far uscire più latte, i mal di testa persistenti e la tristezza di quello che mi era stato tolto: il nostro momento, quello che sarebbe dovuto essere naturale. Veniva a mancare il nostro primo approccio.

Ma lei, ancora una volta mi ha dimostrato quanto è stata forte. Cresceva tantissimo anche senza il mio latte, digeriva tutto quello che le davano con quel maledetto sondino, zero infezioni. La amavo già per la sua forza.

E oggi se mi guarda e mi chiede: “Mamma ma anche io prendevo il latte dal tuo seno? ( vi assicuro che me lo chiede sempre) io la guardo e le dico: “SI, AMORE MIO, ne hai bevuto tantissimo!” E lei mi risponde con un bacio sul petto, regalandomi e restituendomitutto quello che mi era mancato.