Il peggior tifone degli ultimi tempi, Mangkhut, ha fatto la sua catastrofica comparsa ad Hong Kong nella notte tra sabato e domenica 16 settembre portando con se pioggia e vento con raffiche di quasi 200km\h.

È stato classificato come un uragano di categoria 5. Noi ad Hong Kong lo chiamiamo super tifone di categoria 10.

Ci avevano avvisati eh, settimane prima. Tutti sapevamo che sarebbe venuto a trovarci. Dapprima sembrava puntare diretto su di noi, poi ha deviato ed è passato a circa 100km da Hong Kong. Se il tracciato iniziale fosse stato rispettato…davvero non so cosa sarebbe rimasto di questa città.

In ogni caso la sua forza distruttiva purtroppo non ci ha risparmiato.

Io e i mie bimbi abbiamo vissuto tutto questo in prima fila, al sicuro dentro casa nostra. Perché in questi casi non c’è posto più protetto di casa dove alle brutte ti si può rompere un vetro ma almeno non rischi di venire colpito da qualche detrito o volare via come molti video che stanno circolando in rete in  queste ore dimostrano.

Ma com’è vivere in prima persona questa esperienza così potente e a tratti surreale?

Le ultime ore prima dell’arrivo di Mangkhut i supermercati sono stati presi d’assalto: acqua, pane, latte, frutta, verdura e carne. Tutti alimenti deperibili che sono stati letteralmente saccheggiati.

Perché vi chiederete se il tifone dura un giorno? Bhe, dopo il suo passaggio purtroppo l’intero sistema dei trasporti ha subito danni, alcune strade sono ancora impercorribili, le fabbriche e i magazzini devono ripristinare la loro funzionalità. Si parla comunque di qualche giorno ma l’essere umano si comporta così, quasi in preda ad isterismo collettivo.

Io ho fatto la mia solita spesa, aggiungendo qualche bottiglia di acqua potabile in più perché c’era la possibilità di interruzione di servizi come acqua,luce e gas o che le tubature si sporcassero per l’eccesso di acqua piovana.

Nulla di tutto ciò ci è successo fortunatamente.

Ho portato i bambini a giocare come al solito avvisandoli che non appena si fosse alzato il vento saremmo dovuti rientrare.

I bambini sapevano tutto: a scuola ne avevano parlato, sono stati mostrati i grafici sull’avanzamento del tifone e le sue conseguenze. Erano sicuramente super eccitati e per loro è sempre stato tutto un’avventura.

La notte è trascorsa  tranquilla. Ho passato in rassegna tutte le finestre chiudendole più volte, mettendo davanti  alla grande vetrata in camera dei bambini oggetti morbidi per isolarla il più possibile in caso di rottura. Sono sincera non ho dormito molto quella notte: monitoravo l’ avanzamento di Mangkhut dall’app governativa che ogni ora ci dava aggiornamenti, ho chattato con le mie amiche sparse per Hong Hong  e con mio marito che si trovava fuori città.

Sono stata svegliata dal rumore del vento e della pioggia contro i vetri. Sembrava tutto abbastanza tranquillo ma poi ha cominciato a peggiorare e il tifone ha mostrato tutta la sua forza distruttiva. Alberi sradicati, impalcature di bambù spazzate via, il costante dondolio degli imponenti grattacieli piegati dalla furia del vento, lampioni abbattuti, barche rovesciate, tubature saltate, vetrine distrutte, coperture divelte.

Poi l’acqua .

Onde di tre metri e mezzo, siti sommersi, allagamenti.

Io e i bambini guardavamo tutto dalle finestre. Poi ha cominciato ad entrare l’acqua in casa anche da me: dai condizionatori e dalle finestre,  rivoli a flusso continuo ed intonaco gonfio di acqua che formava delle sacche. Nulla di drammatico sia chiaro, solo una gran scocciatura. I bambini sono stati collaborativi al massimo: mi hanno passato gli asciugamani, strizzavano gli stracci e mi aiutavano con le bacinelle. Anche questo piccolo disagio si è risolto in qualche ora e adesso non mi resta che rifare la tinteggiatura e risigillare i condizionatori.

Ho passato la giornata attaccata al telefono a seguire gli aggiornamenti e a comunicare con la mia famiglia in Italia.

I bambini hanno giocato, ogni tanto si fermavano ad ascoltare il rumore del vento che sbatteva con violenza sui vetri quasi a gonfiarli come fosse stata la vela di una barca ma tutto sommato sono stati proprio tranquilli anche quando gli alberi sotto casa hanno iniziato a volare via.

Verso sera la furia del vento si è calmata ed è iniziata la conta dei danni.

Non ci sono stati morti ma solo feriti, la maggior parte dei quali sono gli impavidi del selfie.

Questa mattina, il giorno dopo il tifone, la città si è svegliata con un segnale T3 ( decisamente meglio rispetto al T10 del giorno prima). Le scuole sono chiuse in quanto tutte le strutture verranno controllare per garantire l’incolumità degli studenti.

In centro le strade sono già state sgomberate e i trasporti hanno ripreso il loro servizio anche se non tutti. Infatti la metropolitana è stata presa d’assalto da migliaia  di persone che devono riprendere a lavorare.

Può sembrare esagerato lo ammetto ma questa è una città capitalista che non si ferma mai e il lavoro è una vera ossessione.

Più problematica la situazione nelle periferie dove alcune zone rimangono ancora isolate per via dei detriti ed altre rimangono innondate. Ci sono famiglie che sono rimaste senza acqua e senza elettricità ma speriamo risolvano entro oggi.

Gli aerei hanno ripreso a volare  e in qualche giorno verranno ripristinati la maggior parte dei voli.

La città si è svegliata attiva con voglia di normalità e tutti sono già al lavoro per riparare i danni.

In queste ultime ore ho visto una città combattiva, preparata e organizzata.

La cosa che mi ha emozionata di più sono stati i numerosi messaggi di solidarietà nei vari gruppi social , di famiglie  che offrivano cibo e ospitalità in casa loro a chi ha subito danni ingenti e non può tornare nelle proprie abitazioni e che sicuramente apprezzerà di più il calore di una casa ai rifugi messi a disposizione dal governo.

C’è chi ha offerto anche 10 posti letto! Il che è incredibile viste le dimensioni delle case.

Molte persone hanno portato da mangiare al personale di servizio che lavora per gli enormi compound abitativi e che non hanno potuto procurarsi la cena o  tornare a casa perché sono rimasti al lavoro durante il tifone.

È vero, sono sola qui, non ho una famiglia a cui appoggiarmi in caso di bisogno. Ma una cosa è certa: mi basta alzare il telefono per ricevere ogni tipo di aiuto ed assistenza da parte di amici e vicini di casa e questo è quello che mi ha reso cosi sicura e tranquilla durante il re dei tifoni, molto più del cemento e dell’ acciaio sopra la mia testa.