Sibling è una parola inglese che signofica fratello o sorella. Viene comunemente utilizzata per definire i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità.

Il rapporto fraterno ha delle caratteristiche specifiche di reciprocità e di intensità che lo distingue dsa tutti gli altri rapporti nella vita, compreso quello con i genitori. Nel caso dei Sibling, il legame fraterno è ancora più intenso. Per non parlare, nel nostro caso, di quando il sibling è un gemello, se avete letto il mio racconto precedente sapete bene di cosa sto parlando

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Ho passato fasi terribili in questi 6 anni, colpevolizzandomi del fatto che non riuscissi a staccarmi da Diego, che Anna non potesse avere una vita “normale” senza nemmeno rendermi conto di che cosa “normale” volesse dire.

Normale rispetto a cosa? Dipende dal punto di vista …
E allora cambiamo il punto di vista! Così ho iniziato a preferire ad una pizza fuori casa una pizza a casa con qualche amico che ancora ha piacere a frequentarci, pochi eh, perché succede che all’inizio ti chiudi e li allontani perché hai altri pensieri e poi loro non si fanno più sentire.

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Ma torniamo ad Anna. Eh si è proprio il caso di dirlo … questa bambina bionda dal viso angelico e gli occhi azzurri è dovuta crescere troppo in fretta. Una cosa è certa: mi sono persa molte di cose di lei, un giorno guardandola ho visto i suoi occhioni che sembravano dirmi “mamma ho bisogno di te”: in quel momento è scattato qualcosa in me. ok! Sono mamma di due bambini, Diego non sta bene, ma Anna ha un’estremo bisogno della sua mamma … ed io di lei. All’inizio non è stato facile, ma ora spesso ci ritagliamo dei momenti tutti per noi due, ma il suo pensiero è sempre il fratello … portiamo anche Didi (come lo chiamiamo tutti), facciamolo con Didi, usciamo anche con Didi, compriamolo anche a Didi … ed il loro rapporto è immenso.

Li guardo insieme e vedo una magia che li lega in ogni cosa, in ogni gesto.

A volte mi fermo a riflettere sul futuro (non fatelo mai) e penso a quale carico e responsabilità avrà Anna nei confronti di Diego e penso che magari avrebbe bisogno di un altro aiuto, un altro fratello. Ma poi smetto di pensare … non riesco ad affrontare questi pensieri, sono più forti di me. E poi mi rendo conto che li affronta anche lei … quando nel suo piccolo mi dice “mamma sono triste perché Diego non vuole mai giocare con me e non mi vuole parlare mai”.
Anna è cresciuta acquisendo piano piano la consapevolezza della malattia di Diego. Anna sa che suo fratello è un bimbo speciale e va aiutato. Ora il discorso è cambiato … loro parlano, a modo loro … “si si Diego ok, lo dico io a mamma” … “si vuoi colorare Diego? Bene” … “mamma diego vuole colorare prendo i colori”.
Mi sono consultata con una mia amica psicologa a riguardo e mi ha detto che è tutto normale

Lei ricrea in Diego un ideale di fratello che non può avere, ma non ha problemi a pensarlo comunque al suo fianco e facendo le cose anche per lui.

Come darle torto, d’altronde sono fratelli gemelli e vi assicuro che io non ci credevo, ma è vero che i gemelli sono legati da rapporto che ha dell’inspiegabile.

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In Anna non ho mai riscontrato segnali di imbarazzo, sensi di colpa, rabbia nei confronti di noi genitori o di Diego

Preoccupazione invece Sì, soprattutto crescendo. Il suo primo pensiero è controllare che Diego ci sia, perché i primi anni i rocoveri sono stati molteplici. Sicuramente sono tutti fattori che nel “sibling” vanno tenuti sotto controllo, ma io al momento sono tranquilla. So che sto facendo un buon lavoro con loro, so che sono uniti, so che Diego non sorride a nessuno come sorride alla sorella. I primi suoi sorrisi sono stati per lei. Io li amo entrambi, allo stesso modo, incindizionatamente. Come tutte le mamme amano i loro figli.

Mammaincoverse

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