La prima volta che ho sentito parlare di cerchiaggio cervicale ero sul lettino da visita dello studio del mio ginecologo, accanto a me per fortuna c’era mio marito.
Era un giorno di inizio autunno  e stavo entrando nel quinto mese di una gravidanza gemellare avuta grazie a una Fivet. Avevo da poco fatto l’esame prenatale e i miei gemelli stavano bene.
Qual mattino avevo telefonato il mio ginecologo, pregandolo di visitarmi, perché sentivo che c’era qualcosa che non andava. Avevo avuto delle perdite gelatinose di colore biancastro e non so il perché ma avevo pensato al tappo mucoso (il bello e il brutto di google), e purtroppo non mi sbagliavo.

Quando ho visto l’espressione sul suo volto durante la visita, ho capito subito che la situazione era grave.

Non dimenticherò mai le sue parole: “Deve andare in ospedale perché bisogna fare urgentemente un cerchiaggio cervicale, c’è una piccola dilatazione del collo uterino e si vede il sacco amniotico di uno dei gemellini.”
Sono stati minuti interminabili, carichi d’incertezza e paura. E’ bastato un attimo, una frase, e la nostra vita è stata stravolta. La gioia di quella tanto attesa e desiderata gravidanza, in pochi secondi si è trasformata in disperazione e non riuscivamo a credere che ci stava capitando una cosa così terribile.
Senza perdere tempo, con la sua richiesta in mano, ci siamo recati al pronto soccorso del Sant’Anna di Torino (uno degli ospedale più grandi d’Europa per la ginecologia e l’ostetricia).
Ma nonostante la visita e il ricovero tempestivo, i medici non sono riusciti a farmi il cerchiaggio. Il sacco del gemello più in basso si è rotto ed è subentrata una gravissima infezione. Dopo quasi venti giorni sono stata dimessa, senza i miei bambini.

Da quel giorno non ho mai più dimenticato queste due parole: Insufficienza (o incompetenza) cervicale.

Ovvero l’incapacità del mio collo dell’utero di supportare la gravidanza fino al termine, per un motivo congenito o acquisito.
E’ questa la causa (purtroppo asintomatica) che non mi ha permesso di portare avanti la mia gravidanza gemellare.

Quando finalmente sono rimasta incinta di Nicolo’ (tre anni dopo) sapevo che mi sarei dovuta sottoporre a un cerchiaggio preventivo, tra la dodicesima e la quattordicesima settimana, per scongiurare un parto pretermine.
Ricordo che in quelle settimane cercavo testimonianze su internet, cercavo rassicurazione, volevo avere la certezza che questa volta sarei riuscita a portare a termine la mia gravidanza, ed è anche per questo motivo che oggi ho deciso di raccontarvi la mia storia.

COSA E’ UN CERCHIAGGIO CERVICALE

Il cerchiaggio cervicale è un’operazione chirurgica che consiste nel porre una benderella sul collo dell’utero in modo da tenerlo chiuso. L’intervento dura circa trenta minuti ed è fatto in anestesia generale. Dopo l’intervento la gestante deve rimanere in osservazione in ospedale qualche giorno e viene sottoposta a una terapia antibiotica.

QUANDO SI EFFETTUA

Il cerchiaggio cervicale si esegue per prevenire il parto pretermine, in particolare la perdita del feto nel secondo trimestre. Lo scopo del cerchiaggio è quello di ripristinare la continenza della cervice e di consentire il normale evolversi della gravidanza.
Può essere fatto a scopo preventivo o terapeutico.

Preventivo (come nel mio caso) quando c’è un’ anamnesi precedente di aborto o parto prematuro causato da incontinenza cervicale.

Terapeutico detto anche d’urgenza, si fa invece quando compare qualche segno di incompetenza uterina come il raccorciamento del collo dell’utero o il cosiddetto funneling. Quello che avrei dovuto fare durante la gravidanza gemellare.

La cervice uterina, di norma, non dovrebbe mai misurare meno di 2,5 cm. In caso di raccorciamento dell’utero, nel corso dei normali controlli ecografici, se il ginecologo riscontra una lunghezza inferiore a 2,5 cm, può decidere di far eseguire un cerchiaggio cervicale alla gestante.

Il funneling, invece, è la dilatazione dell’orifizio uterino interno. In questo caso il collo dell’utero va ad assumere una forma a calice conico: la parte superiore, quella vicino al bebè, si dilata, mentre quella inferiore resta chiusa, ma solo per pochi millimetri, con la conseguenza che col passare delle settimane l’utero non regge alla pressione esercitata dal peso crescente del bambino.
Non si sa ancora perfettamente cosa provochi il funneling. Esiste una certa predisposizione genetica legata a delle anomalie muscolari dell’utero.

TECNICA CHIRURGICA UTILIZZATA

Le tecniche utilizzare sono la transaddominale (poco usata) e la transvaginale (la più diffusa).
Le tecniche transvaginali sono due, quella di McDonald (1957) e quella Shirodkar (1955).
La tecnica di Mc Donald è meno indaginosa e di più facile esecuzione: questo è probabilmente il motivo che ne fa la procedura più comunemente impiegata. Ed è anche quello che hanno fatto a me.
Quella di Shirodkar, invece richiede più dissezione chirurgica sia nell’inserzione che nella rimozione della sutura, ed è quindi meno diffusa.

COMPLICANZE DELLINTERVENTO

Le possibili complicanze derivanti dall’intervento sono:
• traumi cervicali, sanguinamento;
• rottura delle membrane al momento dell’inserimento (questa era la complicanza che più mi terrorizzava);
• lacerazione cervicale, se il travaglio avviene con cerchiaggio in sede.

RIPOSO DOPO IL CERCHIAGGIO
Una volta dimessa la gestante dovrà restare a riposo assoluto (non necessariamente a letto) e condurre una vita più tranquilla, evitando gli sforzi e i rapporti sessuali. Con il cerchiaggio, inoltre, i controlli ginecologici sono più assidui e in generale la gestazione viene considerata a rischio, quindi è necessario restare a casa dal lavoro dopo l’intervento di cerchiaggio.

EFFICACIA DEL CERCHIAGGIO
L’efficacia della procedura varia a seconda del tipo di cerchiaggio, dello stato della cervice e quello delle membrane uterine al momento dell’operazione. In generale, le percentuali di successo sono significativamente maggiori nel caso di cerchiaggio preventivo.

COME VIENE RIMOSSO IL CERCHIAGGIO
Il cerchiaggio viene solitamente rimosso, in ambulatorio e senza anestesia, a 36-37 settimane di gestazione o con l’inizio del travaglio prematuro per evitare lacerazione cervicale o rottura uterina.
Oppure in caso di parto cesareo, il cerchiaggio sarà tolto durante l’intervento.

ASPETTI PSICOLOGICI
Grazie al cerchiaggio cervicale oggi sono una mamma.
Durante la gestazione di Nicolò la mia cervice non è mai stata più lunga di 2 cm, quindi molto probabilmente con il passare delle settimane, SENZA IL CERCHIAGGIO, non avrebbe retto il peso della gravidanza e sarei andata incontro a un parto prematuro.

Riconoscere di avere un “problema meccanico” che può mettere in pericolo la vita di tuo figlio è una verità difficilissima da mandar giù.

Mi sono sentita spesso spaesata e terribilmente sbagliata, e ci sono voluti tre anni per accettare il mio fallimento di donna e di madre.


E quando ho trovato la forza di affrontare nuovamente una gravidanza, l’incertezza, insieme al timore della perdita e alla paura di non riuscire ad affrontare questo lungo cammino, mi hanno accompagnato per tutti i nove mesi. Contavo le settimane che mi separavano dalla zona “sicura” perché sapevo che se fosse nato prima mio figlio non ce l’avrebbe fatta!

Ma credo che in fondo al mio cuore, la speranza che il cerchiaggio lo avrebbe salvato non mi ha mai abbandonato. E come nei più belli del “lieto fine”, la mia gravidanza è arrivata a termine e a 38 settimane con un cesareo programmato (era podalico) è nato Nicolò.
Può sembrare tutto impossibile, ma non lo è, e dentro, noi mamme, abbiamo una grande forza.