Qualche atteggiamento diverso, una personalità brillante, a volte anche quel tantino in più, che nella maggior parte dei casi ti rende il cuore pieno di orgoglio e gioia, ma a volte ti spiazza proprio.

Una capacità incredibile di capire le cose ben prima che vengano realizzate, una difficoltà innata a rimaner ferma nella stessa posizione, e una energia inesauribile, di quelle piene di elettricità e di gioia, ma anche una eccessiva facilità a passare dalla risata al pianto, oltre a non essere in grado di modulare il tono della voce.

Questa e’ Mia, una bambina promettente, energica e meravigliosa, quelle di cui ti innamori al primo sguardo, bella da togliere il fiato, con una maturità incredibile negli occhi, i più grandi che io abbia mai visto.

Generosa e sensibile, ma anche altalenante e poco costruttiva, difficilmente riesce a mantenere la concentrazione sullo stesso argomento per più di qualche minuto, appassionata di mille giochi e sport, che di rado porta a termine, ma soprattutto sembra non rilassarsi mai.

Fino a che punto una bambina così splendente e pronta alla vita rimane tale, prima di mutare questi suoi aspetti in una connotazione preoccupante, confusa direi, quantomeno poco chiara?

Nel mio caso è stato in concomitanza con l’inizio della scuola primaria:

tante ore seduta su una sedia, concentrazione da mantenere per più di una materia alla volta, e tante cose nuove da imparare, per Mia è stata un passaggio di vita molto forte.

Nel suo asilo era vivace, energica e comunicativa, sempre in prima fila per le recite scolastiche ed i laboratori manuali, ma anche perennemente in piedi o a correre per la stanza, cosa però abbastanza tollerata in una scuola materna.

I primi colloqui con le maestre di Mia sono stati ad ottobre, dopo circa 6 settimane dall’inizio della scuola elementare,  e  come mamma ero agitata ma anche piuttosto sicura di me e di mia figlia, voglio dire, brava è brava, educata l’ho educata a dovere, pensavo tra me e me , non andrà poi cosi male, no?!

E invece lì è arrivata la prima doccia fredda: le maestre ci espongono i loro dubbi sul comportamento in aula di nostra figlia, è educata e partecipativa, ha stretto un buon rapporto con il gruppo classe, collabora volentieri in tutte le iniziative scolastiche, MA E’ TROPPO DISTRATTA.

Beh, troppo distratta ok, ma in che senso?

“Ha 6 anni appena compiuti” ripeto tra me e me , “è abbastanza comprensibile, in fondo”

Passare da una scuola materna dove il primo e unico pensiero è giocare, oltre a esplorare le tue narici con le dita, a stare seduta composta in un banco per quasi 8 ore ed imparare lettura e scrittura, insomma, non deve essere facile.

Le maestre quindi, ci rimandano a casa con la prima pulce nell’orecchio, confortandoci però nell’idea che i primi tempi sono difficili per tutti i bambini, che il cambiamento che subiscono è notevole, e che non dobbiamo quindi preoccuparci, sicuramente i successivi colloqui di Gennaio andranno meglio.

Mi armo quindi di speranza e pazienza, fiduciosa che dopo qualche mese sicuramente tutti gli aspetti negativi saranno rientrati, prestando però la giusta attenzione giorno dopo giorno a tutti quei punti interrogativi del comportamento giornaliero di Mia, che mi rimbombano nelle orecchie senza mollarmi mai.

A quel punto comincio a notare la sua vera incapacità nello stare seduta ferma e composta nella stessa posizione per più di dieci secondi, o nel fatto che deve avere per forza un oggetto in mano con cui giocherellare continuamente, quasi in maniera compulsiva, o in ultimo che la sua attenzione durante i compiti a casa nei giorni negativi è più labile di un batter d’ali di farfalla, poiché qualsiasi oggetto cattura la sua attenzione e la porta via da ciò che sta facendo, e quando dico qualsiasi cosa, credetemi, intendo veramente qualsiasi cosa.

Decido quindi di cominciare ad informarmi su cosa rappresenta questo tipo di atteggiamento, e ne fuoriescono due sigle, una più altisonante e spaventosa dell’altra : il DSA e l’ADHD.

Prima di parlarvi di cosa sono questi due disturbi, va detto che ogni bambino è diverso, e che questo articolo non è un trattato di medicina.

Mia sta ancora attraversando il suo periodo di valutazione e ad oggi ancora non conosciamo il risultato di quest’ultima, ma queste righe non sono state scritte solo per informarvi in cosa consistono due dei più grandi disturbi del comportamento infantile, bensì a tendere una mano a tutte quelle mamme che come me sono circondate da elementi di dubbio e domande a cui non riescono a dare una risposta, che si sentono spaesate e non sanno da dove cominciare.

Se vi ritrovate in queste mie righe introduttive, significa che anche i vostri ultimi mesi sono stati difficili, che le vostre nottate sono state piene di pensieri, alcuni tra i più orribili (vi siete già viste proiettate in un ospedale psichiatrico a camminare per i corridoi?! ) e che la maggior parte delle persone intorno a voi, compresi i mariti, i nonni e le amiche vi hanno preso per pazza e visionaria, e forse pure un pò troppo apprensiva.

Bene, magari è cosi, ma magari anche no.

Chi può dare una risposta quindi a tutte queste domande incessanti?

ECCO DA DOVE COMINCIARE!

Prima di tutto, bisogna rivolgersi ad un centro specifico per questi disturbi, fortunatamente negli ultimi anni ne sono nati parecchi in quasi tutte le città italiane, perciò con un po’ di fortuna non dovrete fare grossi spostamenti per trovarne uno valido.

Il centro deve essere in grado di accompagnarvi in un percorso personalizzato che va dalla diagnosi ad un eventuale progetto di intervento, attraverso TRE grandi elementi di valutazione:

LA CONSULENZA PSICOLOGICA

Si configura come un momento di scoperta di alcune problematiche, ed allo stesso tempo può rappresentare un sostegno al bambino in particolari stati di disagio.

LA PSICOTERAPIA

Rappresenta un percorso di ricerca e cambiamento che il bambino intraprende insieme ad un professionista, attraverso l’osservazione ed il dialogo.

LA PSICODIAGNOSI

E’ un colloquio strutturato sull’osservazione, uso di specifici questionari e test, permettendo la personalizzazione di un trattato psicologico generale, affettivo e cognitivo.

Da queste tre macro aeree della valutazione emergono tre corrispondenti punti di vista:

                                                                    Conoscenza preventiva del disagio personale e scolastico

Inquadramento psico-diagnostico di specifiche problematiche

           Eventuale certificazione necessaria per richiedere servizi alla scuola

I due maggiori disturbi dell’età pre-scolare e scolare sono appunto il DSA e L’ ADHD.

Il DSA racchiude gli alunni con un disturbo specifico dell’apprendimento e presentano problematiche nell’ambito scolastico;

Rientrano in questa categoria : Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia.

L’AHDH invece,  è un disturbo/deficit di attenzione e/o iperattività in cui il bambino presenta difficoltà a controllare i suoi impulsi e la sua attività motoria.

Si manifesta attraverso uno sforzo a mantenere l’attenzione per un periodo di tempo più o meno prolungato (DISATTENZIONE), eccessivi livelli di attività motoria e verbale (IPERATTIVITA’) e  una incapacità di ritardare il soddisfacimento di un desiderio/azione (IMPULSIVITA’).

Queste manifestazioni non sono dovute ad una fase delicata di crescita, o ad una educazione sbagliata, nè tantomeno al fatto che il bambino sia cattivo o dispettoso, ma rappresentano un vero e proprio disturbo, e richiedono precisi interventi, accompagnate spesso anche da difficoltà di apprendimento scolastico o disturbi emotivi.

Dopo una attenta e rigorosa valutazione, strutturata in 5-7 incontri, da parte di alcune figure professionali riconosciute, come la psicoterapeuta, la logopedista e dove necessario anche il neuropsichiatra, il bambino verrà osservato durante il completamento di alcuni test logici o piccoli esercizi, per lo più presentati come giochini veloci e stimolanti.

Questi ambienti sono del tutto rilassati e pacati, le dottoresse sono gentili e comprensive, il bambino viene totalmente messo a suo agio e non viene “stressato” in nessun modo.

Con Mia siamo alla terza valutazione, e devo dire che lei ne è entusiasta quanto me.

Le ho parlato del motivo per il quale stiamo affrontando questo percorso, con molta serenità e chiarezza, sia per non farla sentire esclusa dai nostri ragionamenti di genitori, sia per farle affrontare questo cammino con più tranqullità e consapevolezza possibile.

Ancora non conosciamo l’esito della valutazione, ma sento che stiamo camminando nella giusta direzione, a prescindere dal risultato finale.

Queste valutazioni servono proprio a fornirci tutti gli strumenti necessari affinché i nostri bambini non si sentano in nessun modo “pressati” da tempistiche in cui non si riconoscono, per affrontare i compiti e i test con il giusto approccio comportamentale.

A tutte voi mamme nella mia stessa situazione, consiglio di prendere coscienza del proprio coraggio, scacciare tutte le paure e affrontare mano nella mano con il proprio bambino questo speciale percorso, questo tipo di disturbo può essere ridotto notevolmente se preso in tempo.

 Non dovete sentirvi in nessun modo apprensive ne’ esagerate, anzi ascoltate il vostro cuore ed il vostro istinto, perchè solo una mamma sa qual è la cosa giusta da fare, basta solo avere fiducia in sè stesse ma soprattutto nel bambino che terremo sempre per mano.

Ma soprattutto amiche mie, PARLATENE!

Più parlate delle vostre paure, più scoprirete che non siete sole ad affrontare quei demoni che vi sembrano tanto assurdi, e si sa, più una paura viene condivisa, più perde il suo tetro peso all’interno dei nostri pensieri.

Nel momento stesso in cui ho cominciato candidamente a raccontare questa mia esperienza, attraverso i miei social network e durante gli incontri con altre mie “colleghe” mamme, ho scoperto prima di tutto che ci sono molti più casi simili al nostro di quanti ne immaginassi, ma soprattutto che l’affetto delle persone può davvero riempire quel vuoto che sentiamo rimbombare dai nostri dubbi e le nostre incertezze.