La fase dello spannolinamento, si sa, è un momento “delicato” per il bambino: significa diventare grande, e questo è un passo davvero importante per lui.

Con Oliver avevo tentato la prima volta questa estate, ad Agosto, visto che mi era stato consigliato di tentare lo spannolinamento durante il periodo estivo, per motivi pratici, più che altro (all’epoca aveva 2 anni e mezzo). Sono riuscita a convincerlo a stare senza pannolino UNA SOLA VOLTA: il tempo di una pipì addosso. Non so neanche come ho fatto a convincerlo a togliere il pannolino anche solo per mezz’ora: complice l’uscita in giardino con papà, preso dal momento di gioco, secondo me non se ne è nemmeno reso conto. Fatto sta che dopo il primo tentativo non ne ha più voluto sapere. Non tanto perchè si era fatto la pipì addosso, perchè in quel momento basta fargli capire che non è successo niente di grave, che ci si pulisce e che tutto torna come prima. Lui mi diceva, quando sentiva il diretto contatto con la mutandina: “mi fa male”. Ho cercato di spiegargli che quella non era la sensazione del dolore, ma che era semplicemente “STRANO”, nuovo, una cosa da bambini grandi.

QUANDO HO CAPITO CHE ERA PRONTO A TOGLIERE IL PANNOLINO

Abbiamo letto diversi libri interessanti sul vasino, che ci hanno aiutato a prenderci confidenza. Tra questi: “Posso guardare nel tuo pannolino?” e “Lupetto usa il vasino”. Ha accettato il vasino, ma come una sorta di gioco: una volta nel vasino, 4 nel pannolino. Una fase un pò così, ma che gli ho lasciato gestire così per un pò. Forse non era ancora pronto alla fase dello spannolinamento.

Ho così lasciato passare anche l’autunno e sono tornata alla carica verso fine ottobre. Non mi dava, o meglio, SI DAVA, nemmeno la possibilità di tentare, perchè insisteva nel dirmi che senza pannolino gli faceva “male”. Assodato che aveva completamente acquisito la capacità di controllare gli sfinteri, in quanto mi diceva “mamma, sto facendo la pipì nel pannolino”, ho dovuto studiare una serie di stratagemmi per cercare di andare oltre e di convincerlo perlomeno a provare.

LA MIA DIFFICOLTA’

Parto col dire che mi rendo conto di essere stata un pò insistente all’inizio. Ho cominciato col dirgli che i suoi compagni all’asilo erano senza pannolino e che li avevo visti correre in cortile più veloci di lui; ovvio che ogni bimbo vuole correre più veloce dell’altro, e questo è stato l’imput che gli ha dato da pensare.

Per rincarare la dose gli ho detto anche che, forse sbagliando, non lo so, ma sempre con dolcezza, gli altri bambini diventavano grandi e che lui rimaneva piccolo se non iniziava a stare senza pannolino. So perfettamente che i paragoni con gli altri bimbi non andrebbero fatti, per non fare sentire il proprio bimbo “inadeguato”, ma quando c’è il rifiuto categorico per testardaggine, o per paura di sentirsi “esposto”, ma sai che sarebbe perfettamente in grado di gestire la pipì senza pannolino, è difficile trovare metodi alternativi al paragone con gli altri.

COME L’HO CONVINTO

Ho così tentato con i cosiddetti “ricatti”: “se stai senza pannolino ti compro un nuovo gioco”. Eh, con quelli c’è stato il primo, vero approccio. Siamo andati al Toys a prendere un giochino, siamo tornati a casa e ovviamente lui non voleva togliere il pannolino. Voleva solo il gioco. Quindi ha protestato per 5 minuti buoni piangendo a dirotto, ma poi ha ceduto: “Ok. Togliamo il pannolino” (con le lacrime agli occhi). In tutto questo mi sentivo terribilmente in colpa, ma sapevo che lo facevo per il suo bene.

Inizialmente camminava a gambe aperte e non ne voleva sapere di sedersi né per terra, né sul divano. Dopo un’oretta in piedi piano piano ci siamo seduti. Gli ho ricordato solo una volta che se gli scappava la pipì c’era il vasino in bagno, e devo dire che è stato lui stesso a dirmi che sentiva il bisogno, si alzava (pianissimo) e andava in bagno.

Il primo passo era stato fatto. Nei giorni successivi però siamo tornati al punto di partenza, così gli ho spiegato che i “pannolini per il giorno sono finiti”, e che “sono rimasti solo quelli per la notte” (li ho nascosti dalla sua vista, altrimenti si sarebbe fatto forza sul fatto che se avesse voluto avrebbe ottenuto, come sempre, quello che voleva). Oliver mi ha preso in parola e abbiamo ricominciato da dove eravamo rimasti. Con molta serenità. L’indomani mattina è andato all’asilo senza pannolino. Per qualche giorno lo abbiamo rimesso solo la notte, e poi, notando per la prima volta che si svegliava asciutto, lo abbiamo tolto definitivamente.

Molte mamme dicono che il momento giusto per togliere il pannolino è quando il bimbo si sveglia asciutto al mattino: per me non è stato così, bensì il contrario.

E’ IMPORTANTE PREMIARE GLI SFORZI E L’IMPEGNO DEI NOSTRI BIMBI

Gli avevo promesso che se non avesse chiesto più il pannolino gli avrei dato un premio, e così è stato. Era così orgoglioso di sè: chiunque entrasse dalla porta come prima cosa doveva sapere che lui era diventato grande, che ora corre veloce come i suoi compagni “grandi”.

In una settimana lo spannolinamento è avvenuto senza alcuno stress: si è bagnato di giorno solo il primo pomeriggio senza pannolino, la notte è capitato qualche volta, come normale che sia. Era pronto fisicamente a questo grande passo, mentre psicologicamente ho dovuto lavorarci un pò, insistendo e ritornando sui miei passi quando capivo di essere troppo pesante, cercando strategie più o meno efficaci.

Ogni bambino è diverso, ha i suoi tempi e bisogna rispettarli. Il pannolino per lui è come fosse una parte del suo corpo, che inizialmente può trovare difficoltà a lasciare andare. Può essere un passaggio difficile, ma ciò che bisognerebbe fare, dopo aver vissuto anche questa esperienza, è trovare il modo più giusto per il NOSTRO bambino.

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