Come tutto è iniziato

18 gennaio 2014

Sono in treno, come ogni mattina vado a lavoro. Il vagone non è pieno e fortunatamente ho trovato un posto a sedere. Gioco a candy crush sull’iphone per ammazzare il tempo.

Inizio a sentire caldo, sarà il cappotto, penso.

La testa inizia a girarmi,  questa cavolo di cervicale rompe le scatole anche mentre gioco con il cellulare!

Il cuore inizia a battere all’impazzata ed io penso sia il troppo caffè bevuto quella mattina.

Ma no. Questa sensazione non mi è nuova. Fingo con me stessa e cerco di non pensarci.

La stazione finalmente!

Vado in farmacia così mi faccio misurare la pressione, penso che sarà stato un calo della pressione sicuramente!

160 su 100.

140 battiti al minuto.

La consapevolezza

La farmacista mi guarda con uno sguardo di compassione: “Penso tu stia avendo un attacco di panico “

No. Non poteva essere possibile. Non doveva essere possibile!

Chiamo mio marito, all’epoca eravamo ancora fidanzati, per farmi venire a prendere con l’auto. Il pensiero di dover prendere un altro treno mi faceva mancare il respiro. Quel giorno salto il lavoro perché la mia mente e il mio corpo non riuscivano a coordinarsi.

Il “mostro” era tornato nella mia vita in maniera inaspettata e prepotente.

Avevo già fatto i conti con gli attacchi di panico 4 anni prima. Il motivo scatenante fu la morte improvvisa di mia zia che mi aveva cresciuta come una madre.

All’epoca durarono pochissimo tempo e ci furono 4/5 episodi. Mi calmai, “accettai” questa morte e gli attacchi di panico se ne andarono senza lasciare tracce. O almeno così credevo.

In quei 4 anni ho convissuto con l’ansia, ma la ingoiavo,la nascondevo anche a chi mi era vicino.

Pensavo che anche questa volta sarebbe andata così.

Pensavo…

Troppo…

La mia testa era sempre piena…piena di parole, piena di episodi,piena di paure e pensavo, pensavo e pensavo ancora.

Mi sentivo il cervello scoppiare!

Almeno 5 volte al giorno dovevo fermarmi, dovevo lasciare tutto ciò che stavo facendo e dovevo chiudermi in me.

All’improvviso il cuore inizia a battere così forte che riesco a vederne il movimento da sotto alle magliette, il respiro si fa corto, braccio e petto mi fanno male, una sensazione di morte mi assale la testa e sento come se qualcuno dall’interno mi stesse torcendo lo stomaco. Ogni centimetro del corpo inizia a tremare così forte da non riuscire nemmeno a tenere il bicchiere d’acqua in mano!

Benzodiazepine, 10 gocce…non fanno effetto, me ne prendo altre 10. Basta,non voglio esagerare,già così mi creano dipendenza, no ho mai osato andare oltre. Ma la verità è che mi sarei sparata tutta la boccetta in un sol colpo solo per riuscire a dormire almeno una notte.

I mesi passavano e io mostro invece di indebolirsi si faceva sempre più spazio nella mia anima e nella mia testa. Ad ogni attacco facevo chilometri avanti e indietro oppure mi sedevo e dondolavo con il busto.

Era come su un’energia pazzesca mi percorresse il corpo. Ed io dovevo scaricarla in qualche modo.

L’ attacco di panico finiva ed io rimanevo senza forze, stava risucchiando tutta la mia energia e la mia vitalità ed io gliel’ho permesso!

Come ho trascorso il periodo con gli attacchi di panico

Ho passato mesi bui. Ogni mio passo era calcolato in base al mostro. Evitavo posti affollati, evitavo i miei tanto amati locali, evitavo feste e viaggi, cercavo di rimanere quanto più possibile vicino casa, era il mio posto sicuro.

Ho avuto pura di morire. Avevo paura di morire improvvisamente e di ritrovarmi da sola e quindi cercavo di stare sempre in compagnia.

Più cercavo di non pensarci e più mi sentivo tirata giù da un demone che mi tirava con tutte le sue forze per farmi scendere ancora più in basso.

Mi sentivo svuotata e io mio corpo ne era la prova evidente.

Persi tantissimi chili,cosa che desideravo,ma mi guardavo nello specchio e mi vedevo brutta.

Ero magra ma non sana. Avevo il viso scavato,gli occhi tristi e le spalle sempre ricurve come se volessi proteggermi da attacchi esterni. Ero sempre contratta,per questo motivo avevo dolori ovunque.

Io così allegra, così vitale, così sempre gioiosa, mi ero spenta.

Mi era stata tolta la spina.

Sono caduta in una profonda depressione, a 24 anni.

Dopo 6 lunghi mesi in cui ho fatto pensieri così brutti da non poterli neanche scrivere, mi sono decisa.

La psicoterapia poteva aiutarmi.

Al primo incontro con la psicologa, uscii sorridente. Mia madre non vedeva io mio sorriso da un po’.

Capii con la terapia che non dovevo reprimere ogni singola emozione,

E allora iniziai a vomitarle, una dopo l’altra. Tutto ciò che avevo accumulato negli anni stava venendo fuori e in contemporanea il mostro perdeva di forza.

Cos’è l ‘attacco di panico per me? È un contenitore stretto pieno di emozioni e dimenticato all’ingresso dello stomaco. Basta un solo episodio però per far scoppiare tutto.

La vita si mette in pausa. Ti guardi dall’esterno e non ti riconosci più. Desideri la morte ma non una vita così!

Oggi sto bene, è solo un lontano ricordo tutto ciò. La psicoterapia mi ha aiutata tanto, è vero, ma mi sono aiutata anche io. Ho capito che mi stavo logorando da sola, che non si moriva, che il mostro ero io e mi stavo autodistruggendo!

Non abbiate vergogna o timore di dire : “Si, io soffro di attacchi di panico” “Si, ho la depressione”

Chiedete aiuto, aiutatevi anche voi, ma non pensate di essere pazze.

Siamo esseri umani fatti di carne e pensiero.

Ed è proprio quest’ultimo che ci frega!

 

Testimonianza di Miriam Nugnes

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