Tutto ebbe inizio nel momento in cui mi convinsi di vivere una vita “perfetta” al cui cambiamento mi sarei dovuta opporre in ogni modo e con tutte le mie forze. O forse sarebbe più corretto dire che in quel momento iniziai ad avviarmi lentamente, inconsapevolmente, inesorabilmente verso quella che sarebbe potuta essere la fine.

Anoressia, quando ha iniziato ad insinuarsi nella mia vita

Era il 2010. Finalmente ero felicemente fidanzata, laureata a pieni voti ed esteticamente avevo raggiunto una forma che mi soddisfava. Non potendo però interferire con lo scorrere del tempo e neanche agire sull’evolversi della maggior parte delle situazioni in cui ero coinvolta, prese piede nella mia mente la paura che da un momento all’altro tutto quello che con tanto impegno e dedizione avevo conquistato potesse rovinarsi. Il mio castello di carte sarebbe potuto crollare senza che io potessi far nulla per impedirlo. L’unico aspetto sul quale “credevo” di avere assoluto controllo era lo status del mio corpo, così quelle stesse fragilità ed insicurezza che mi facevano avere tanta paura del cambiamento mi portarono a controllare rigidamente la mia alimentazione. Si trattava però di un grossissimo inganno e, ben presto, non ero più io a detenere il controllo e mi trovai ad essere controllata da qualcosa più grande di me: l’anoressia.

Dentro ad un turbine

Sono seguiti anni in cui ero come ovattata e probabilmente non mi rendevo nemmeno conto del male che mi stavo facendo. Il peso sulla bilancia calava ed io ero felice. Avevo l’impressione di accumulare una sorta di margine di tolleranza laddove avessi “osato” concedermi quel gelato o quella pizza “in più” rispetto a quelli che erano i miei rigidi schemi mentali (eccezioni che definivo “stravizi” e che naturalmente non avvenivano quasi mai..). Scivolavo via via sempre più in basso, le mie energie diminuivano e con esse anche l’esuberanza, l’allegria e la voglia di fare/uscire/ridere che mi avevano da sempre caratterizzato. Condividere una serata fuori con gli amici non aveva più lo stesso sapore. Vivevo nell’ottica di non “cadere in tentazione”, bloccata dallo stesso unico pensiero ricorrente: “non ingrassare”. Facevo fatica anche a concentrarmi, lavorare e a vivere come dovrebbe fare una qualsiasi ragazza di 25-30 anni come me.

Allo specchio, la verità

2014: qualcosa finalmente è scattato nella mia testa. Ho iniziato a vedermi allo specchio per come ero diventata veramente, l’ombra di me stessa, e ho deciso di intraprendere il mio percorso di guarigione. Consapevole a quel punto degli errori commessi e riappropriatami di una visione oggettiva di me, è stato difficile affrontare gli sguardi ed i commenti delle persone estranee che, incuriosite incrociandomi per strada, mi osservavano e giudicavano basandosi unicamente sul mio aspetto estetico. Tuttavia, la parte più dura di tutte è stata scardinare i miei schemi mentali ed accettare il cambiamento. Ebbene sì, ancora una volta lei, ancora una volta la paura del “cambiamento” avrebbe potuto fregarmi.

Come sono rinata

Volontà ed impegno, uniti naturalmente in primis ad un percorso terapeutico adeguato e al costante sostegno della mia famiglia (che non ringrazierò mai abbastanza per non avermi mai abbandonato), mi hanno portato a riappropriarmi della mia vita. Piano piano la mia mente, ormai sgombra, ha iniziato a fare progetti per il futuro e, sposatami nel 2018, si è fatto sempre più forte il desiderio di maternità ma, insieme ad esso, rimaneva vivo il ricordo di quelle parole crude come lame “non ci riuscirai mai, gli anni di anoressia ti hanno rovinato per sempre” che troppe volte mi ero sentita dire.

La mia però è una storia positiva, con un happy ending molto più happy di quello che mi sarei immaginata o che avrei anche solo potuto sperare.

Sicuramente la mia esperienza mi insegna che la perfezione non esiste e ricercare una vita perfetta non ha nulla di sano, tuttavia credo che non ci sia nulla di “più perfetto” del sorriso di mio figlio al mattino, delle sue manine che mi pizzicano il seno mentre lo allatto, del suo lallare quando giochiamo insieme o del suo aggrapparsi a me quando reclama la mia attenzione.

Alessandro è il “mio miracolo”. Alessandro costituisce la mia rivincita sulla vita

 

Testo  _susynwoderland_

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